Toscana

L’epilogo di quasi dieci anni di accoglienza ai migranti

La vicenda iniziò nel 2015 con l’arrivo di giovani africani e si conclude dopo sgomberi, tensioni e critiche.

Per quasi dieci anni la parrocchia di Santa Maria Maggiore a Vicofaro è stata legata all’esperienza di don Massimo Biancalani, diventato uno dei sacerdoti più conosciuti in Italia per il suo impegno a favore dell’accoglienza. La vicenda è iniziata nel 2015, quando nella struttura hanno cominciato ad arrivare i primi profughi, soprattutto giovani provenienti dall’Africa subsahariana.

Gli spazi della parrocchia e della canonica sono stati messi a disposizione di persone giunte in Italia senza una sistemazione. Nel tempo, quella che era nata come un’iniziativa di solidarietà si è trasformata in una realtà organizzata, capace di ospitare decine e, nei periodi di maggiore emergenza, anche oltre cento persone. In alcuni momenti il numero degli accolti ha raggiunto circa duecento unità.

Un’esperienza tra solidarietà e polemiche

Don Biancalani ha descritto Vicofaro come una sorta di ospedale da campo: non soltanto un luogo in cui trovare un letto, ma anche uno spazio per costruire relazioni e percorsi di integrazione. L’esperienza comprendeva anche momenti di svago, tra cui l’episodio di alcuni migranti in piscina raccontato sui social, che suscitò la reazione dell’allora leader della Lega Matteo Salvini.

La crescita dell’accoglienza ha però reso sempre più complessa la gestione della struttura. Nel 2018 lo stesso sacerdote riferiva di nuovi arrivi quasi quotidiani e di una parrocchia ormai priva di spazio sufficiente. Materassi e posti letto erano stati sistemati negli ambienti disponibili, mentre Vicofaro diventava un simbolo dello scontro politico nazionale sull’immigrazione. Biancalani ha assunto posizioni pubbliche nette a sostegno dell’accoglienza, entrando più volte in polemica con esponenti politici.

Le contestazioni e il passaggio a Ramini

Una parte dei residenti e dei parrocchiani ha contestato le modalità di gestione dell’ospitalità, segnalando problemi legati al sovraffollamento, alle condizioni degli immobili e alla sicurezza. Nel corso degli anni, le criticità igienico-sanitarie sono diventate uno dei nodi principali della vicenda, fino allo sgombero di Vicofaro disposto dalle autorità.

Dopo la rimozione degli ospiti, don Biancalani ha continuato a occuparsi dei migranti nella vicina parrocchia di San Niccolò a Ramini, dove l’accoglienza era già attiva ma con numeri molto più contenuti. Il trasferimento ha rappresentato l’ultima fase di un’esperienza pastorale che per anni aveva coinciso con l’identità pubblica del sacerdote. Ora quella stagione si è conclusa con la rimozione dal servizio pastorale decisa dalla Santa Sede.