Gabriele Riondino, 53 anni, e Pietro Zedde, 79 anni, i due torinesi arrestati il 28 luglio 2026 a tredici anni dai fatti, hanno lasciato il carcere. Entrambi sono stati trasferiti agli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico.
I due sono ritenuti dagli inquirenti componenti del commando che il 4 giugno 2013 uccise il commerciante Giovanni Bruno, barista e tabaccaio, durante una rapina avvenuta a Pinerolo. L’omicidio era rimasto senza una risposta giudiziaria per oltre un decennio, fino agli arresti eseguiti alla fine di luglio.
La decisione del giudice
Il provvedimento di scarcerazione è arrivato dopo le richieste presentate dai difensori dei due arrestati, gli avvocati Roberto Brizio e Maria Grazia Tripodi. La decisione è stata invece contestata dal legale dei familiari della vittima, l’avvocato Wladimiro Lanzetti, che ha riferito l’amarezza della vedova di Bruno.
Nell’ordinanza, il giudice ha evidenziato, con riferimento a Riondino, che negli ultimi anni l’uomo si sarebbe astenuto dal commettere reati e che non sussisterebbe il rischio di reiterazione. Il provvedimento non entra nel merito dei gravi indizi raccolti dalla Procura, che sono stati respinti dall’indagato e dovranno essere sottoposti al vaglio del tribunale del riesame.
Le ragioni per Zedde
Per Pietro Zedde, invece, la scarcerazione sarebbe stata disposta sostanzialmente per ragioni di salute. Anche in questo caso la misura cautelare è stata sostituita con gli arresti domiciliari e il controllo attraverso il dispositivo elettronico.
La vicenda resta quindi al centro dell’iter giudiziario relativo all’omicidio di Giovanni Bruno, avvenuto durante la rapina del 2013. I due indagati restano sottoposti a misura cautelare, mentre gli elementi raccolti dall’accusa attendono la valutazione del tribunale del riesame.