Ci sono viaggi che cambiano la prospettiva sul proprio lavoro e sulla vita. Per il pessanese Stefano Mazzoleni, chirurgo pediatrico originario di Carate Brianza, classe 1992, la missione umanitaria in Somalia dello scorso giugno è stata esattamente questo.
La missione in Somalia
Un ponte di solidarietà e medicina che unisce Milano a Mogadiscio, nato sulla scia degli screening del dottor Francesco Macchini, primario di cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale Niguarda, e supportato da Edna Moallin Abdirahman, una donna somala in Italia dal 1993, anima dell’associazione Ameb (Associazione mamma e bambino).
La sanità pubblica lì quasi non esiste, ci siamo appoggiati a una clinica privata, con il sostegno della fondazione somala Hormuud Salaam Foundation
ha raccontato Mazzoleni.
Dopo un primo viaggio conoscitivo a febbraio, la vera missione è scattata a inizio giugno. Insieme a Macchini e all’anestesista dell’ospedale Buzzi, Sergio Cereghini, l’équipe milanese è atterrata in un paese che prova a rialzarsi dopo la guerra civile, dove la sicurezza è fatta di checkpoint ogni cento metri e scorte blindate:
Eppure, non mi sono mai sentito in pericolo. L’accoglienza della gente è stata straordinaria
ha ammesso.
Le operazioni e le visite ai bambini
In una sola settimana, il team ha visitato settanta bambini e ne ha operati quindici. Interventi complessi, quasi tutti ricostruttivi, durati ore in una sala operatoria d’emergenza che ricordava un garage, con luci e strumenti limitati.
Abbiamo visto molte patologie malformative, soprattutto urologiche, come l’estrofia vescicale. Nei paesi occidentali si opera alla nascita, lì abbiamo visitato ragazzi di 14 anni che convivevano ancora con questa condizione. Purtroppo, i casi più gravi non si vedono perché i neonati spesso non sopravvivono
ha spiegato il pessanese.
Molte famiglie hanno sfidato i territori controllati dal gruppo terroristico Al-Shabaab pur di far visitare i propri figli, spesso arrivando da aree remote. Per i cinque piccoli pazienti più gravi e complessi si apriranno presto le porte degli ospedali milanesi per essere operati in sicurezza. Ma l’obiettivo finale è più ambizioso:
Vogliamo creare un hub a Mogadiscio e formare i chirurghi locali affinché diventino autonomi negli interventi più semplici
ha concluso Mazzoleni una volta rientrato a Milano, con il desiderio di ripartire.
Una promessa di futuro per i bambini meno fortunati della Somalia che parte direttamente dalla passione e dall’impegno nostrano.
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