Lombardia

Valentina Nappi: «La porno tax è una misura discriminatoria»

L’attrice critica il prelievo aggiuntivo sul settore e riflette su Cicciolina, libertà sessuali e possibile candidatura

Valentina Nappi, 35 anni, sarà ospite venerdì e sabato del BergamoSex, la manifestazione dedicata all’erotismo ideata da Corrado Fumagalli. La kermesse, riservata a un pubblico adulto, si svolge da venerdì a domenica negli spazi interni ed esterni del Bolgia di Osio Sopra. L’attrice, attiva nel settore da quindici anni e seguita da circa sette milioni di persone sui social, era già stata in provincia in occasione del Comicon dello scorso giugno.

In quell’occasione Nappi aveva sostenuto l’abrogazione della cosiddetta tassa etica, o porno tax. Si tratta, spiega, di una sovrattassa del 25% su Irpef e Ires applicata ai redditi derivanti dalla produzione e dalla distribuzione di contenuti pornografici. Il prelievo riguarda quindi non soltanto gli interpreti, ma tutte le persone e le attività economiche che lavorano nel comparto.

La battaglia contro il prelievo

Secondo Nappi, la misura è discriminatoria perché introduce un’imposizione aggiuntiva su un’attività legale sulla base di valutazioni morali. L’attrice ha promosso una raccolta firme per chiedere che il Parlamento discuta l’abolizione della tassa e afferma di auspicare un eventuale contenzioso con l’Agenzia delle Entrate, che potrebbe consentire di sottoporre la questione alla Corte costituzionale.

La sua critica investe anche il clima culturale sul tema della sessualità. A suo giudizio, sia a destra sia a sinistra persiste un atteggiamento che limita le libertà individuali e sessuali. Nel colloquio richiama inoltre il blocco della ricerca sul sesso durante il nazismo, quando gli studi vennero considerati immorali. Sono posizioni che l’hanno portata ad avvicinarsi ai Radicali e a +Europa in vista delle elezioni politiche del 2027, anche se precisa che una candidatura resta per ora soltanto un’ipotesi e non un progetto definito.

Il confronto con Cicciolina

Nappi respinge il paragone con Cicciolina, eletta alla Camera nel 1987 con il Partito Radicale, ritenendolo legato esclusivamente alla professione. Allo stesso tempo riconosce il ruolo avuto dall’ex parlamentare nella battaglia per i diritti del settore: ricorda le sue esibizioni nei locali e gli episodi di repressione subiti, sostenendo che a lei si debba molto.

Tra i propri riferimenti cita anche Annie Sprinkle, impegnata contro lo stigma sociale e la violenza nei confronti dei lavoratori del comparto, e Larry Flint, fondatore della rivista Hustler. Parlando delle difficoltà del mestiere, sottolinea che non si tratta di un’attività da affrontare con leggerezza: chi la svolge deve avere una forte tenuta psicologica, perché il crollo delle relazioni e del contesto personale può avere conseguenze pesanti. A suo avviso, gli uomini subiscono meno lo stigma, ma non sono immuni dalle difficoltà.

L’attrice esclude, infine, di voler abbandonare il settore per dedicarsi alla politica. Dice che continuerà a lavorare nel porno finché sarà possibile e contesta anche i diversi codici d’abbigliamento imposti a uomini e donne nelle istituzioni e nei luoghi pubblici, definendoli una forma di sessismo. Sull’origine della sua scelta professionale racconta di aver reagito al modello della Vergine Maria indicato dai genitori, decidendo di costruire un percorso opposto alle aspettative familiari.