Lombardia

Morto Domenico Papalia, storico boss della ’ndrangheta al Nord

Aveva 81 anni ed era detenuto da 49: tre condanne all’ergastolo, poi i domiciliari per le gravi condizioni di salute.

Domenico Papalia, considerato uno dei principali capi della ’ndrangheta radicata nel Nord Italia, è morto all’ospedale San Paolo di Milano. Aveva 81 anni. Era stato ricoverato il 17 agosto, dopo l’aggravarsi delle condizioni di salute legate a un cancro di cui soffriva da tempo.

Proprio per motivi sanitari Papalia aveva lasciato il carcere di Parma. A luglio il tribunale di Sorveglianza di Bologna gli aveva concesso i domiciliari, al termine di una lunga battaglia legale portata avanti dai suoi difensori. La misura era stata motivata dalla gravità della malattia e dalle condizioni del detenuto.

La storia criminale

Originario di Platì, in provincia di Reggio Calabria, Papalia era conosciuto anche con il nome di Micu. Insieme ai fratelli Antonio e Rocco aveva guidato la famiglia di ’ndrangheta trasferitasi dal paese calabrese a Buccinasco, nell’area metropolitana milanese, diventando una figura di riferimento per le cosche insediate al Nord.

La sua detenzione era durata complessivamente 49 anni. Nel corso della vicenda giudiziaria aveva ricevuto tre condanne all’ergastolo. La prima riguardava l’omicidio del boss Antonio D’Agostino, dal quale era stato poi assolto nel 2017. Le altre due erano legate all’assassinio dell’educatore del carcere di Opera Umberto Mormile, avvenuto nell’aprile 1990, e a quello dell’avvocato Pietro Labate, ucciso nel novembre 1983.

Papalia si era sempre dichiarato innocente rispetto alle accuse. La concessione dei domiciliari aveva riaperto il confronto sulle condizioni di salute dei detenuti condannati all’ergastolo e sulla possibilità di garantire loro cure adeguate e la vicinanza dei familiari nella fase terminale della vita.

Le reazioni

La sua avvocata Ambra Giovene, che lo aveva assistito insieme alla collega Annarita Franchi, ha ricordato all’agenzia Agi la battaglia decennale condotta davanti al tribunale di Sorveglianza per ottenere il rispetto dei diritti di una persona gravemente malata, nonostante le condanne all’ergastolo.

Negli anni, per la scarcerazione di Papalia in ragione delle sue condizioni, si erano espresse diverse realtà, tra cui Nessuno tocchi Caino, i Radicali, associazioni e quotidiani. Rita Bernardini, presidente dell’organizzazione, ha commentato la scomparsa sostenendo che la possibilità di morire accanto ai propri cari, per la quale si erano battuti, gli fosse stata infine riconosciuta.