Lombardia

Consulenza: malore imprevedibile per l’autista del tram deragliato

Gli esperti incaricati dalla difesa attribuiscono la perdita di coscienza a più circostanze concomitanti; due vittime e decine di feriti.

Il malore che avrebbe colpito il conducente del tram deragliato il 27 febbraio sarebbe stato imprevedibile e non evitabile. È la conclusione contenuta nella consulenza medico-legale redatta dagli specialisti Andrea Alfonso Finzi e Massimo Levratti, nominati dai difensori dell’autista. L’incidente, avvenuto a Milano lungo viale Vittorio Veneto, ha provocato due morti e oltre 50 feriti.

Il conducente è indagato per disastro ferroviario colposo, lesioni e omicidio colposo. Secondo i consulenti di parte, l’evento sarebbe stato causalmente riconducibile a una sindrome vaso-vagale acuta, con una perdita di coscienza non collegata a una patologia già presente. La consulenza è stata depositata dai legali dell’uomo nell’ambito degli accertamenti coordinati dalla Procura.

Le circostanze ricostruite dai consulenti

La relazione indica una combinazione di fattori identificabili, ma non prevedibili nella loro concomitanza e nella capacità di determinare uno svenimento durante la guida. Tra gli elementi esaminati figurano una procedura odontoiatrica effettuata nella mattinata del 27 febbraio, il digiuno e un senso di malessere avvertito già nelle ore precedenti l’inizio del turno.

A questi aspetti si sarebbe aggiunto un trauma all’alluce del piede sinistro, riportato dall’autista poco dopo l’avvio del servizio. Il referto del pronto soccorso avrebbe registrato l’infortunio, insieme alla diagnosi di sincope vasovagale e a una prognosi di dieci giorni. L’uomo era stato soccorso dopo lo schianto del mezzo contro uno stabile, all’angolo con via Lazzaretto.

La ricostruzione sostiene inoltre che la posizione assunta dal conducente al momento della perdita di coscienza gli avrebbe consentito di mantenere inconsapevolmente la presa sulla leva di comando. Questo avrebbe determinato l’accelerazione del tram e impedito l’attivazione del sistema di sicurezza noto come uomo morto.

Le valutazioni sulla responsabilità

Nella consulenza non vengono ravvisati profili di criticità attribuibili ad Atm né all’ente incaricato del rilascio e del rinnovo della certificazione di idoneità lavorativa. I consulenti della difesa, rappresentata dagli avvocati Mirko Mazzali e Benedetto Tusa, ritengono inoltre che dagli elementi esaminati non emerga un comportamento illecito da parte del lavoratore.

Le conclusioni depositate costituiscono una valutazione di parte e dovranno essere esaminate dalla Procura insieme agli altri elementi raccolti nell’inchiesta. Spetterà ora ai magistrati decidere se chiedere l’archiviazione del fascicolo oppure proseguire l’azione giudiziaria nei confronti dell’autista.