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Caso Rocchi, prende quota l’ipotesi di archiviazione 

Il quadro dell’inchiesta si amplia con nuove partite e nuovi filoni investigativi, ma la posizione dell’ex designatore arbitrale potrebbe presto essere archiviata

Caso Rocchi, prende quota l’ipotesi di archiviazione 

L’inchiesta che ha scosso il mondo arbitrale continua ad arricchirsi di elementi, ma il destino giudiziario di Gianluca Rocchi sembra orientato verso un possibile epilogo favorevole. L’ex designatore della Can di Serie A e B, che si era autosospeso dopo l’avviso di garanzia, resta il principale indagato, ma la sua posizione potrebbe presto essere archiviata.

Lo scorso 30 aprile Rocchi aveva rinunciato a presentarsi all’interrogatorio davanti al pubblico ministero Ascione, titolare dell’indagine e oggi affiancato dal procuratore aggiunto Paolo Ielo dopo il trasferimento alla Procura Europea. Sei giorni fa, invece, l’ex arbitro ha deciso di rispondere alle domande degli inquirenti in un interrogatorio durato oltre quattro ore, assistito dagli avvocati D’Avirro e Bana. «Siamo usciti soddisfatti, il nostro assistito ha risposto con tranquillità e chiarezza a tutte le domande», ha dichiarato il legale, lasciando filtrare ottimismo sull’evoluzione del procedimento.

Nuove ipotesi investigative

Nel corso dell’inchiesta sarebbe intanto tramontata una delle contestazioni iniziali, quella relativa alle cosiddette “bussate” alla sala Var. Gli investigatori non avrebbero infatti riscontrato elementi penalmente rilevanti sugli interventi che, secondo l’ipotesi originaria, avrebbero potuto influenzare in diretta le valutazioni degli arbitri video.

L’attenzione della Procura si sarebbe così spostata sulle designazioni arbitrali. L’accusa ipotizza che Rocchi abbia concordato alcune scelte relative agli arbitri destinati alle partite dell’Inter, accettando presunte interferenze «al fine di alterare il corretto svolgimento della competizione». Negli atti si parla di un’azione compiuta «in concorso con esponenti della società Inter e previo concerto con costoro, agendo questi ultimi per effetto dei rapporti preferenziali con Gabriele Gravina, presidente della Figc».

Al momento, tuttavia, né dirigenti dell’Inter né lo stesso Gravina risultano iscritti nel registro degli indagati.

Le partite finite sotto osservazione

Secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbero quattro le gare finite sotto la lente d’ingrandimento: tre nelle quali l’Inter avrebbe manifestato la preferenza per evitare determinati direttori di gara e una in cui avrebbe espresso un gradimento nei confronti di un arbitro. Tra i criteri emersi figurerebbe perfino la convinzione che alcuni fischietti fossero semplicemente considerati “porta sfortuna”.

Nel fascicolo sarebbero poi comparse due nuove partite. La prima è Inter-Verona del 3 maggio 2025, nella quale Rocchi avrebbe designato Gianluca Manganiello evitando Simone Sozza, ritenuto poco gradito ai nerazzurri. La seconda riguarda Torino-Inter del 26 aprile 2026: secondo la Procura, Rocchi avrebbe indicato Maurizio Mariani «soltanto dopo il previo consenso della società nerazzurra», pur essendo un arbitro ritenuto non gradito.

Proprio quest’ultimo episodio rappresenta uno dei punti centrali della difesa. Dalle intercettazioni, infatti, non emergerebbe alcun contatto diretto tra Rocchi e dirigenti dell’Inter: l’ex designatore avrebbe parlato esclusivamente con un altro esponente del mondo arbitrale, che gli avrebbe riferito i giudizi negativi del club su Mariani. Nonostante ciò, il direttore di gara romano venne comunque designato.

Mariani era stato anche l’arbitro del discusso Napoli-Inter dell’ottobre 2025, gara caratterizzata dalle polemiche per il rigore assegnato agli azzurri dopo il contatto tra Henrikh Mkhitaryan e Giovanni Di Lorenzo.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, quella designazione sarebbe stata l’ultima firmata da Rocchi prima dell’autosospensione. Durante l’interrogatorio, l’ex designatore avrebbe ribadito la propria totale estraneità a qualsiasi coinvolgimento con rappresentanti dell’Inter, sottolineando come il 26 aprile 2026 avesse già ricevuto l’avviso di garanzia, fosse consapevole di essere intercettato e avesse già deciso di autosospendersi: elementi che, secondo la sua difesa, renderebbero del tutto illogico un eventuale comportamento illecito proprio in quella fase dell’indagine.