A finire nel mirino dell’assurda aggressione fuori da un bar in zona San Siro è stato Gerardo P., informatico di 55 anni e padre di una ragazza di 16 anni, che in quel momento si trovava in piedi davanti al padre seduto fuori dal bar. L’uomo è tuttora ricoverato in condizioni gravissime all’ospedale Niguarda.
Le indagini sull’agguato al bar, il pm: “Era uscito per uccidere una vittima scelta a caso”
MILANO – Potrebbe non esserci stato alcun movente dietro il violento accoltellamento avvenuto sabato mattina davanti al bar “La Giada”, in via Capecelatro, nel quartiere San Siro.
Secondo la Procura, il ventiduenne Lamin Saidilly avrebbe lasciato casa con l’intenzione di uccidere la prima persona scelta a caso che gli si fosse presentata davanti. Una ricostruzione che ha portato il pubblico ministero Elio Ramondini a contestargli il tentato omicidio aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi.
La frase scioccante dopo l’accoltellamento
A rafforzare questa ipotesi sarebbero state anche le frasi pronunciate dal giovane, nato in una famiglia gambiana in provincia di Treviso, subito dopo l’arresto. Agli agenti intervenuti sul posto avrebbe detto: “Mi sono divertito, appena esco lo rifaccio”, parole che gli investigatori interpretano come la conferma di una violenza priva di qualsiasi motivo personale nei confronti della vittima.
La vittima ancora in condizioni gravissime
A finire nel mirino è stato Gerardo P., informatico di 55 anni e padre di una ragazza di 16 anni. L’uomo, che non conosceva il suo aggressore, è tuttora ricoverato in condizioni gravissime all’ospedale Niguarda, dove era stato trasportato d’urgenza dopo essere stato colpito ripetutamente con un coltello.
L’intero accaduto nelle immagini della telecamera
L’aggressione è avvenuta intorno alle 7.30 di sabato mattina. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza mostrerebbero Saidilly arrivare a piedi in via Capecelatro alcuni minuti prima, con passo tranquillo, indossando abiti scuri, il cappuccio della felpa e uno scaldacollo a coprirgli parte del volto. Dopo aver individuato la vittima, ferma di spalle mentre parlava con il padre seduto ai tavolini del bar, avrebbe cambiato improvvisamente direzione, estraendo un coltello nascosto nei pantaloni.

L’assalto è stato fulmineo. Senza rivolgere una parola al 55enne, il giovane avrebbe iniziato a colpirlo con numerosi fendenti diretti al torace, al collo, alla testa e all’addome. In totale sarebbero stati inferti una ventina di colpi con un coltello lungo 21 centimetri, dotato di una lama di circa sette centimetri.

Sebbene ferito ha cercato di ripararsi dietro al banco del bar
Nonostante le gravissime ferite, Gerardo P. sarebbe riuscito a divincolarsi e a trovare riparo dietro il bancone del locale, lasciando sul pavimento una lunga scia di sangue.
L’accoltellamento fermato dal padre con l’aiuto di alcune persone
Nel frattempo il padre, 78 anni, si sarebbe lanciato contro l’aggressore nel tentativo di fermarlo. Alla colluttazione si sono poi uniti alcuni clienti presenti e due operai che stavano facendo colazione, riuscendo a disarmare il ventiduenne e a trattenerlo fino all’arrivo della polizia.

Gli agenti lo hanno arrestato sul posto senza che opponesse resistenza. Mentre il personale sanitario prestava soccorso al ferito, l’indagato avrebbe pronunciato le frasi che ora rappresentano uno degli elementi centrali dell’inchiesta.
Oggi l’interrogatorio di convalida
Lunedì 6 luglio Saidilly comparirà davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano per l’interrogatorio di convalida dell’arresto. Nel frattempo Gerardo P. continua a lottare tra la vita e la morte nel reparto di terapia intensiva del Niguarda.