Piemonte

Piemonte, settembre caldo e piogge poco probabili

L’agenzia segnala risorse ancora sotto media dopo il recupero di fine agosto e confronta l’attuale crisi con quella del 2022.

Per la prima metà di settembre il Piemonte dovrebbe vivere una fase caratterizzata da tempo prevalentemente asciutto e temperature superiori alla norma. Secondo le previsioni di Arpa Piemonte, nella prima settimana è attesa una marcata presenza dell’alta pressione africana sul Mediterraneo, seguita dal consolidamento dell’alta pressione sull’Italia settentrionale.

In questo quadro, gli episodi di pioggia sono considerati poco probabili e comunque poco estesi. Dopo la metà del mese potrebbe aumentare lievemente l’umidità, insieme alla probabilità di precipitazioni, ma il contesto dovrebbe mantenersi più caldo della media. L’assenza di piogge diffuse e persistenti potrebbe rendere temporaneo il miglioramento osservato alla fine di agosto.

Il quadro delle risorse idriche

Le precipitazioni dell’ultima parte di agosto hanno prodotto un recupero della situazione idrica regionale rispetto alle condizioni particolarmente critiche registrate alla fine di luglio. Sono aumentate le portate di molti corsi d’acqua, mentre sono risaliti il livello del Lago Maggiore e il volume delle risorse idriche superficiali disponibili.

Il recupero non è però sufficiente a compensare il deficit accumulato durante primavera ed estate. Le risorse superficiali restano inferiori alla media, numerosi corsi d’acqua continuano a presentare portate ridotte e permangono criticità per le falde superficiali e, soprattutto, per molte sorgenti monitorate.

Nel mese di agosto sono caduti mediamente sul Piemonte 108 millimetri di pioggia, il 30% in più rispetto alla media climatica 1991-2020. Le precipitazioni sono state tuttavia distribuite in modo irregolare e concentrate soprattutto nell’ultima parte del mese. Tra il 20 e il 31 agosto è caduto circa il 15% della pioggia registrata dall’inizio del 2026.

Le piogge hanno interrotto la sequenza di mesi caratterizzati da forti deficit: a maggio sono caduti 69 millimetri, il 44% in meno rispetto alla norma; a giugno 62 millimetri, con un deficit del 36%; a luglio appena 33 millimetri, il 54% in meno rispetto alla media. Tra giugno e agosto il bilancio resta negativo, con precipitazioni inferiori del 20% alla norma e un deficit di circa 48 millimetri. Dall’inizio dell’anno lo scarto regionale è pari a circa il 13%.

Portate dei fiumi e confronto con il 2022

Al deficit delle precipitazioni si sono aggiunte temperature eccezionalmente elevate. L’estate meteorologica 2026, comprendente giugno, luglio e agosto, è risultata la più calda degli ultimi 70 anni, con una temperatura media regionale di 21,6 gradi e un’anomalia di circa 3,1 gradi rispetto alla norma 1991-2020. È stato così superato il precedente primato dell’estate 2003.

Le portate dei principali corsi d’acqua hanno registrato un recupero rispetto a luglio, quando avevano raggiunto valori confrontabili con quelli dell’estate 2022. I deficit restano però significativi. Il Po a Isola Sant’Antonio ha avuto in agosto una portata media di circa 136 metri cubi al secondo, contro una media storica di 226, con un deficit ridotto al 40% rispetto al 79% di luglio.

Scarti rilevanti persistono anche per il Toce a Candoglia, con 46,2 metri cubi al secondo e un deficit del 19%; per il Tanaro a Montecastello, con 14,2 metri cubi al secondo e uno scarto del 53%; per il Po a San Sebastiano, con un deficit del 36%; e per il Sesia a Palestro, con uno scarto del 30%.

Il confronto con il 2022 evidenzia differenze nell’evoluzione della crisi. In quell’anno la situazione era iniziata già nella seconda metà del 2021 e si era aggravata durante un inverno molto caldo e poco piovoso, con scarso accumulo di neve. Nel 2026 il deficit è peggiorato rapidamente dalla primavera, per la combinazione tra precipitazioni scarse, esaurimento anticipato della neve e temperature elevate.

A fine agosto le risorse superficiali disponibili ammontavano a circa 376 milioni di metri cubi, contro i 242 milioni dello stesso periodo del 2022. La siccità idrologica del 2026 risulta quindi meno severa per risorse immagazzinate e acque sotterranee, ma l’anomalia termica è maggiore, con effetti sull’evapotraspirazione e sulla domanda idrica.