Si concludono con una serata dedicata agli antichi mulini idraulici gli appuntamenti estivi del Museo di Antona “Com’eravamo”. L’incontro è in programma sabato alle 21, nel giardino della struttura, dove sarà presentato il volume Armonie di ruote ed acque – i mulini di Massa, pubblicato da Eclettica Edizioni.
Il libro è stato scritto dall’ingegner Carlo Milani, dall’architetto Ferdinando Sacchetti e dal compianto Giancarlo Bertuccelli. Alla serata interverranno il professor Claudio Fazzi e il ricercatore storico Paolo Fazzi, chiamati a ricordare la figura e l’attività dello studioso antonese, scomparso dopo aver contribuito alla pubblicazione con i propri ricordi e con il risultato di numerose ricerche d’archivio.
Un censimento lungo secoli
Il volume raccoglie gli esiti di una ricerca durata diversi decenni e propone un censimento dei mulini ad acqua presenti nel territorio comunale di Massa. Gli autori ne ricostruiscono le vicende a partire dal Medioevo e descrivono le caratteristiche delle strutture architettoniche, restituendo il quadro di un’attività che ha avuto un ruolo significativo nella storia economica e culturale della zona.
Nel corso dell’incontro sarà ricordata anche la storia dei Mulini di Bacone, presenti fin dal Trecento lungo il torrente Antona. L’appuntamento sarà inoltre l’occasione per richiamare l’attenzione sull’antica Maestà del Mulino, impreziosita da un affresco oggi in stato di abbandono e considerata a rischio di scomparsa. La serata si collegherà così al tema della tutela delle testimonianze legate all’acqua e al lavoro molitorio.
La memoria di Antona
Giancarlo Bertuccelli era un cultore delle tradizioni e della storia di Antona e dell’intera valle del Frigido. Nel corso della sua attività aveva coinvolto diverse generazioni in ricerche, iniziative di educazione ambientale e visite didattiche, con l’obiettivo di trasmettere la conoscenza del territorio e il rispetto per il suo patrimonio.
Tra i progetti a cui aveva lavorato c’era anche l’idea di valorizzare una filiera legata ai derivati dell’albero del pane, attraverso il riutilizzo dell’antico mulino di Canevara, la cui storia risale al 1778. Agli interessi di Bertuccelli per la memoria locale e per il recupero dei luoghi si lega anche il ricordo promosso dagli amici del museo, che gli hanno dedicato un cipresso piantato nel giardino della struttura.
La storia dell’industria molitoria nella valle del Frigido affonda le proprie radici almeno nel 1398. Secondo il lavoro raccolto nel libro, nel territorio erano presenti sedici mulini, testimonianza di una rete produttiva che ha segnato nel tempo le tradizioni e l’identità delle comunità locali.