Dopo la caduta dell’Amministrazione comunale di Longone Sabino, i consiglieri di maggioranza che hanno rassegnato le dimissioni hanno diffuso un documento per ricostruire le ragioni della crisi e respingere le dichiarazioni dell’ex sindaca. Nel testo, diffuso martedì 4 agosto 2026, la conclusione anticipata del mandato viene descritta non come un episodio improvviso, ma come l’esito di una frattura politica maturata nel corso della consiliatura.
Il primo segnale, ricordano i consiglieri, risale al 18 giugno 2024, giorno del primo Consiglio comunale. In quella occasione, un componente della maggioranza si dimise denunciando l’assenza di una reale prospettiva di lavoro condiviso e un precoce accentramento decisionale. Nonostante l’avvertimento, il gruppo sostiene di avere cercato di garantire la stabilità dell’ente, mentre il confronto interno sarebbe progressivamente venuto meno.
Il nodo del metodo amministrativo
Secondo il documento, nel tempo la maggioranza sarebbe stata ridotta al ruolo di semplice ratificatrice di decisioni già assunte. I dimissionari affermano che il malessere era condiviso da tutti i consiglieri di maggioranza e precisano che le dimissioni contestuali non sarebbero state determinate da motivazioni personali o da un impulso momentaneo. La scelta viene invece presentata come la presa d’atto di una crisi politica e amministrativa insanabile.
Una parte del comunicato è dedicata ai progetti per il territorio e al possibile ruolo del commissario straordinario. I consiglieri respingono l’ipotesi che le difficoltà future siano riconducibili al suo arrivo, sostenendo che gli atti di competenza del Consiglio comunale necessari per partecipare ai bandi siano sempre stati approvati. Le dimissioni, aggiungono, sarebbero state presentate dopo la scadenza dell’ultimo bando.
Progetti e ricerca di risorse
Nel documento viene inoltre denunciato un periodo di oltre due anni di sostanziale immobilismo nella ricerca di risorse, comprese quelle del PNRR. Il riferimento riguarda anche la piazza di San Silvestro, il cui buon esito, secondo i consiglieri, dipenderebbe dal completamento tempestivo degli atti burocratici propedeutici. Il gruppo contesta in particolare i tempi necessari per decidere l’acquisizione dell’area interessata e avverte che eventuali ritardi non potranno essere attribuiti al commissario, chiamato a ereditare una situazione già definita dagli atti esistenti.
In conclusione, i dimissionari definiscono la propria scelta un atto di responsabilità istituzionale e trasparenza, preferito alla permanenza nel ruolo per opportunismo. Longone Sabino, si legge nel comunicato, avrebbe bisogno di una squadra capace di lavorare in modo unitario. Le condizioni per amministrare efficacemente, sostengono però i consiglieri, non esistevano più o forse, secondo la loro ricostruzione, non sarebbero mai esistite.