La sostituzione del vecchio impianto citofonico in un condominio richiede una valutazione su due fronti: la compatibilità tecnica con il sistema già installato e le regole che disciplinano l’approvazione dei lavori e la ripartizione dei costi. Audio disturbato, pulsanti non funzionanti o componenti non più reperibili sono tra i segnali che possono rendere necessario l’intervento.
La scelta non spetta al singolo proprietario quando riguarda l’impianto comune, ma deve essere esaminata dall’assemblea. Il passaggio da un apparecchio tradizionale a un videocitofono non modifica la destinazione d’uso del servizio, ma ne amplia le prestazioni con l’aggiunta delle immagini e, nei modelli più recenti, delle funzioni connesse.
Approvazione e ripartizione delle spese
Secondo l’orientamento giurisprudenziale richiamato nel testo, l’aggiornamento del sistema è riconducibile alla manutenzione straordinaria e non a un’innovazione. Per l’approvazione è quindi richiesta la maggioranza degli intervenuti che rappresentino almeno 500 millesimi del valore dell’edificio, come previsto dall’articolo 1136, secondo comma, del Codice Civile. La decisione vincola anche i condomini assenti, astenuti o contrari.
Quanto ai costi, il riferimento è l’articolo 1123 del Codice Civile: la spesa per gestione, manutenzione e conservazione dell’impianto comune deve essere ripartita in proporzione ai millesimi di proprietà. Il principio è stato ribadito dal Tribunale di Nola con una sentenza del 18 aprile 2026, che ha annullato una delibera basata sulla divisione in parti uguali, in assenza di una convenzione approvata all’unanimità.
Nel caso esaminato dal giudice, il preventivo per il citofono era di 1.938 euro oltre IVA, mentre quello per il videocitofono ammontava a 2.538 euro oltre IVA. La differenza di 600 euro è stata ritenuta contenuta e non sufficiente a qualificare l’intervento come voluttuario o particolarmente gravoso.
Verifiche sull’impianto e funzioni disponibili
Prima di scegliere il nuovo dispositivo è necessario verificare il tipo di cablaggio presente nell’edificio. Molti condomini utilizzano un sistema a due fili, attraverso il quale transitano alimentazione, audio, video e dati. Numerosi apparecchi moderni sono progettati per funzionare con questa infrastruttura, consentendo di riutilizzare i collegamenti esistenti e limitando la necessità di nuove canalizzazioni.
In determinati casi, l’aggiornamento può riguardare anche il singolo appartamento. Su un impianto a due fili, un proprietario può installare un videocitofono connesso nella propria unità senza modificare necessariamente il sistema comune, lasciando invariato il funzionamento delle altre abitazioni. La fattibilità dipende comunque dalla configurazione dell’impianto e dalla compatibilità dei dispositivi.
Il videocitofono aggiunge alla comunicazione audio la possibilità di vedere chi si trova all’ingresso. Nei modelli collegati a internet, le chiamate possono essere ricevute anche sullo smartphone tramite un’applicazione, permettendo di rispondere da remoto e, quando previsto, di azionare l’apertura del portone. Le funzioni connesse richiedono una rete internet, mentre le funzioni essenziali di chiamata e risposta dal monitor interno restano disponibili anche senza collegamento.
La decisione finale deve quindi tenere insieme esigenze tecniche, maggioranze assembleari e criteri di riparto. L’eventuale scelta di un sistema più evoluto va valutata sulla base della struttura dell’edificio, dei costi complessivi e delle funzioni realmente utili ai residenti.