È il giorno della verità per uno dei casi di cronaca che più ha scosso l’opinione pubblica sul tema della sicurezza e dello sfruttamento nei campi. Domani è attesa a Latina la sentenza di primo grado nei confronti di Antonello Lovato, l’imprenditore agricolo accusato della morte di Satnam Singh, il bracciante indiano di trentun anni che nel 2024 perse la vita dopo un drammatico incidente sul lavoro.
La Procura ha chiesto una condanna a 22 anni di reclusione per omicidio volontario con dolo eventuale. Secondo la ricostruzione dei magistrati, a provocare la morte del lavoratore fu il mancato soccorso: dopo che un macchinario gli aveva reciso un braccio, l’uomo non fu trasportato in ospedale ma abbandonato agonizzante davanti alla sua abitazione.
In concomitanza con la decisione dei giudici, la Cgil e la Flai territoriali hanno promosso un presidio a partire dalle ore 16 in piazza Bruno Buozzi, davanti al Palazzo di Giustizia. Il sindacato, costituito parte civile, chiama a raccolta cittadini e associazioni per ribadire che non si trattò di una fatalità e per chiedere che venga scardinato il sistema del caporalato. Un segnale forte che si lega anche al secondo filone processuale in corso, incentrato proprio sullo sfruttamento del lavoro nell’Agro Pontino.