“Abbiamo proclamato lo sciopero, manifestato e sostenuto i familiari che si sono trovati a dover affrontare questa disgrazia; allo stesso tempo, ci siamo costituiti parte civile proprio perché pensiamo che sia assolutamente necessario non solo che si faccia giustizia, ma anche che emerga con chiarezza che non siamo di fronte a un caso individuale, bensì ad un sistema ed un modello di fare impresa che secondo noi va contrastato, applicando le leggi che nel nostro paese esistono”. Sono le parole del segretario generale della Cgil Maurizio Landini in occasione del presidio organizzato dal sindacato davanti al tribunale di Latina in occasione della sentenza del processo per la morte di Satnam Singh, il bracciante indiano deceduto due anni fa nelle campagne pontine in seguito ad un incidente sul lavoro.
“Oltre alla legge contro il caporalato, c’è bisogno che anche sul piano politico e culturale molta ipocrisia venga superata, perché esiste il lavoro nero ed il caporalato” ha proseguito Landini: “Esserci costituiti parte civile vuol proprio dire che quello che è avvenuto non è solo un danno verso una persona, ma è un danno verso tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici del nostro paese, e per quello che ci riguarda anche contro i valori e i principi della nostra Costituzione. Pensiamo non solo di essere nel giusto, ma anche che la giornata di oggi possa essere importante, per dare un segnale a tutto il paese che è necessario cambiare” ha chiosato il leader della Cgil.
L’intervista (da Lazio TV)