Toscana

Femminicidi, il Pd chiede più formazione e prevenzione

La proposta punta su competenze obbligatorie, consapevolezza del rischio e percorsi nelle scuole.

Otto donne uccise in poco più di sei settimane hanno spinto la segreteria dell’Unione Comunale del Partito Democratico di Grosseto a intervenire sul tema della violenza di genere. Per il partito non è sufficiente esprimere cordoglio dopo ogni delitto: serve, invece, un cambiamento strutturale nelle politiche di prevenzione e nella formazione delle persone chiamate a riconoscere i segnali di pericolo.

Al centro della riflessione c’è anche il caso di Tania Terrin, uccisa nonostante le denunce presentate e l’attivazione del Codice Rosso. Secondo Claudia Rampiconi e Gabriella Capone, responsabili del Pd per le Pari Opportunità e la Legalità, la vicenda dimostra che il solo inasprimento delle pene non è sufficiente. Il problema, sostengono, riguarda la capacità del sistema di individuare tempestivamente il rischio reale e di proteggere le vittime.

Formazione per chi raccoglie le denunce

La richiesta avanzata dalle due esponenti democratiche è quella di introdurre una formazione obbligatoria e continua per le forze dell’ordine e per gli operatori dei centri antiviolenza. I percorsi dovrebbero concentrarsi sulla valutazione del rischio, sulla lettura dei comportamenti dei responsabili e sul superamento degli stereotipi che possono condizionare l’analisi delle denunce.

La prevenzione, nella loro impostazione, non può essere affidata soltanto agli interventi successivi alla violenza. Occorre rafforzare gli strumenti disponibili già nella fase in cui una donna segnala minacce, aggressioni o comportamenti persecutori, così da evitare che situazioni potenzialmente pericolose vengano sottovalutate. Il caso richiamato dal partito viene indicato come esempio delle criticità ancora presenti nel sistema.

Il ruolo della scuola e dei media

Per il Pd di Grosseto la risposta deve riguardare anche il piano culturale. Le due responsabili chiedono di affrontare nelle scuole i temi delle relazioni, del consenso e della gestione della rabbia, attraverso un’educazione affettiva strutturata. Un intervento di questo tipo, osservano, non dovrebbe essere considerato una forma di indottrinamento, ma uno strumento di prevenzione rivolto alle nuove generazioni.

Nel documento viene inoltre criticato il modo in cui spesso i mezzi di informazione raccontano i femminicidi. Espressioni come amore malato o raptus di gelosia, secondo le esponenti dem, rischiano di rappresentare la violenza come un eccesso emotivo, oscurando la dimensione di controllo e sopraffazione. La responsabilità, sostengono, va ricondotta all’esercizio di un potere violento, senza giustificazioni legate ai sentimenti.

La segreteria dell’Unione Comunale del Partito Democratico considera quindi la prevenzione una priorità di salute pubblica. L’obiettivo indicato è intervenire contemporaneamente sulla preparazione degli operatori, sulla capacità di valutare il pericolo e sull’educazione, a partire dai banchi di scuola, per contrastare stereotipi e comportamenti violenti.