Firenze (FI)

L’Arno diventa “pittore” per raccontarsi alla città

Un originale progetto tra arte e scienza che diventerà una mostra diffusa e un progetto di ricerca

L’Arno diventa “pittore” per raccontarsi alla città

Se l’Arno potesse raccontarsi, quale immagine restituirebbe di sé? A sessant’anni esatti dal tragico 4 novembre 1966, il fiume che ferì al cuore Firenze cambia veste. Da elemento distruttivo a strumento di creazione. È l’anima del progetto “ARNO – Storie di riconciliazione”, che ha preso il via oggi con l’immersione di speciali tele in cotone e lino nelle acque del capoluogo toscano.

La naturografia. L’autore, Roberto Ghezzi, la chiama “Naturografia”: una tecnica in cui l’artista fa un passo indietro e lascia i pennelli alla natura. Per due mesi, correnti, sedimenti e microrganismi trasformeranno la superficie dei tessuti, creando veri e propri autoritratti del corso d’acqua. Un’opera imprevedibile, nata dove il fango un tempo portò distruzione.

Non solo arte. Quando le tele verranno prelevate a fine estate, si aprirà la fase scientifica. I ricercatori del CNR e delle Università di Firenze e della Tuscia analizzeranno i sedimenti e le microfibre rimaste impigliate nelle trame, trasformando le opere in una preziosa istantanea sullo stato di salute della biodiversità e dell’ecosistema dell’Arno. Il risultato finale di questa sinergia tra estetica e scienza sarà svelato al pubblico dal 4 novembre prossimo al 4 gennaio 2027, con una mostra diffusa nei luoghi simbolo della città, a partire dal MAD Murate Art District. Per dimostrare che, a sei decenni dal disastro, la ferita è diventata definitivamente un’opera d’arte.