Circa 2.500 persone hanno partecipato a Cagliari alla manifestazione organizzata dall’Usb in occasione dello sciopero generale. Il corteo, partito da piazza Garibaldi, ha attraversato il centro cittadino per dirigersi verso il porto, con al centro della protesta il caro-vita, la perdita del potere d’acquisto e l’aumento delle spese militari.
La mobilitazione ha coinvolto lavoratori, studenti, associazioni e movimenti. In Sardegna sono stati programmati altri due appuntamenti: a Sassari, in via Turati, davanti alla chiesa di San Vincenzo, e a Nuoro, in via Dante, davanti al Municipio. Tra le realtà aderenti figurano organizzazioni solidali con la Palestina, gruppi studenteschi, Potere al Popolo, A Foras e Pratobello24.
Le richieste del sindacato
L’Usb ha esteso lo sciopero ai settori pubblici e privati, denunciando l’aumento dei costi di carburanti, bollette e beni essenziali a fronte di retribuzioni che, secondo il sindacato, non avrebbero seguito l’andamento dell’inflazione. Tra le richieste della protesta ci sono salari più adeguati, il contenimento dei prezzi e la cancellazione dell’Iva sui beni di prima necessità.
La piattaforma rivendicativa comprende anche il miglioramento di salari e pensioni, la riduzione del costo di affitti e servizi e interventi sulle crisi industriali. Il sindacato contesta inoltre la precarietà nella formazione e il coinvolgimento delle università nel settore bellico, chiedendo che le risorse destinate al riarmo siano indirizzate verso sanità, istruzione, casa e occupazione.
La tappa al porto
La conclusione del corteo nel porto di Cagliari si collega alla mobilitazione internazionale dei portuali contro il trasporto di armi e la militarizzazione degli scali. L’iniziativa rientra nella campagna Ports in Action, che secondo i promotori coinvolge oltre 100 porti in 19 Paesi con l’obiettivo di contrastare il commercio di armi e quella che viene definita economia di guerra.
Durante la giornata è stata ribadita anche la solidarietà alla popolazione palestinese e la contrarietà alle misure considerate limitative della libertà di manifestazione. Il messaggio scelto per la protesta è Abbassate le armi, alzate i salari, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare il fronte comune tra studenti e lavoratori e raccogliere il consenso maturato nelle recenti iniziative organizzate nell’Isola.