Almeno 25 milioni di euro di imposte incassate dallo Stato dai nuovi frontalieri lombardi, ma nessun sostegno ancora erogato a chi ha scelto di lavorare in Italia. È la situazione denunciata dalla Uil Lombardia, che chiede lo sblocco del cosiddetto premio di frontiera, previsto per i dipendenti residenti nei territori italiani vicini alla Svizzera.
La questione riguarda direttamente anche il Comasco, dove la differenza tra le retribuzioni italiane e quelle svizzere rende più difficile per molte imprese trattenere il personale. Le criticità interessano soprattutto commercio, turismo, artigianato e altri comparti del settore privato, alle prese da anni con la concorrenza salariale oltreconfine.
Il fondo previsto dalla legge del 2023
Il sostegno economico è stato istituito dalla legge 83 del 2023, che ha previsto un fondo destinato anche a rafforzare le retribuzioni dei dipendenti occupati nei comuni italiani di confine. Secondo le elaborazioni della Uil sui dati del Ministero dell’Economia, nel solo 2024 le imposte versate dai nuovi frontalieri lombardi avrebbero garantito allo Stato almeno 25 milioni di euro, con una cifra destinata a crescere nel 2025.
Nonostante la disponibilità delle risorse, sottolinea il sindacato, il beneficio non è ancora arrivato agli interessati. Dario Esposito, coordinatore territoriale della Uil Lombardia del Lario, ribadisce che il premio non sarebbe destinato ai frontalieri, ma a commesse, cuochi, operai, braccianti e impiegati che continuano a lavorare nei comuni italiani sostenendo il divario con gli stipendi svizzeri.
La Uil Lombardia definisce la situazione insostenibile per i territori compresi tra Sondrio, Como e Varese. Il segretario generale Antonio Albrizio sollecita quindi un intervento della Regione per ottenere tempi certi sull’attuazione della misura e per evitare che il ritardo si prolunghi ulteriormente.
Il passaggio alle Regioni
Una possibile accelerazione è legata al decreto-legge 162 del 2026, che prevede il trasferimento delle risorse direttamente alle Regioni di confine. Il provvedimento dovrà essere convertito in legge entro il 16 novembre; in seguito spetterà anche alla Lombardia stabilire i criteri e le modalità per distribuire gli importi.
La richiesta del sindacato è che il sostegno raggiunga i dipendenti del settore privato residenti nei comuni di confine, senza costi aggiuntivi per le imprese e senza trattenute fiscali o contributive. Secondo la Uil, la misura potrebbe contribuire anche a ridurre la perdita di personale verso la Svizzera e a sostenere la continuità occupazionale nelle attività locali.
Per questo l’organizzazione chiede alla Regione Lombardia di aprire rapidamente un confronto con le rappresentanze sindacali e con le associazioni d’impresa. L’obiettivo indicato è definire in tempi brevi l’accesso al beneficio e consentire l’effettivo riconoscimento delle somme promesse ai lavoratori dei territori di confine.