L’outlet più grande d’Europa compie 25 anni: così ha ridisegnato la mappa del lusso

Matteo Migani, general manager dell'Outlet, fa il punto della situazione.

L’outlet più grande d’Europa compie 25 anni: così ha ridisegnato la mappa del lusso

E’ l’outlet più grande d’Europa, con una passeggiata si sentono parlare tutte le lingue del mondo in ogni momento dell’anno: il Designer Outlet di Serravalle Scrivia, McArthurGlen, 25 anni fa ha ridisegnato la mappa dello shopping di lusso, rendendolo accessibile ai più e facendo entrare la parola “outlet” nel dizionario comune. Oltre 230 boutique con sconti tutto l’anno, ma non solo: l’esperienza di acquisto attraversa la piacevolezza del tempo libero, con numerosi servizi per i visitatori e spazi da vivere a seconda delle stagioni: dehors e corner verdi con comodi divani a cielo aperto, giochi d’acqua e nebulizzatori nella bella stagione, degustazioni, concerti, eventi e addirittura il villaggio di Babbo Natale con spettacoli di intrattenimento gratuito in inverno.
A fare il punto è il general manager Matteo Migani (nella foto).

Matteo Migani, general manager dell'Outlet di Serravalle Scrivia
Matteo Migani, general manager dell’Outlet di Serravalle Scrivia

Quale il bilancio che avete tracciato del 2025, in termini di visitatori e vendite?

«E’ positivo e questo percorso segue la crescita svolta durante anni molto intensi. La dinamica che più ha contribuito è stato il turismo Tax-Free che cresce in modo importante, favorito anche dal cambio di legge del 2024 che ha incentivato i consumi andando a modificare la soglia limite al di sopra della quale i clienti possono beneficiare del rimborso dell’imposta Iva, portandola da 155 a 70 euro. Le nazioni più importanti in fatto di presenza sono il Middle East, Turchia, Usa e India. Sulla Cina c’erano ottime aspettative, confermate: i segnali sono positivi rispetto agli anni precedenti, seppur ancora distanti dal 2019».

Serravalle Outlet ha celebrato, lo scorso anno, i suoi 25 anni. Come è cambiata la strategia, nel tempo?

«L’anniversario è stato un momento interessante per riaffermare la leadership di Serravalle sul panorama degli outlet. Grazie a noi la parola è entrata nel vocabolario italiano, abbiamo avviato noi il processo di democratizzazione del lusso, aprendo le porte del luxury a una fascia di pubblico molto più ampia. Con noi è stato definito nei fatti lo shopping-tourism, con 220 nazionalità tracciate ogni anno dal sistema Tax Free, oltre alle nazionalità europee, soprattutto dei Paesi a noi vicini. La strategia ha una filosofia molto semplice: racchiudere sotto lo stesso cappello, molto ben curato, una serie di brand nazionali e stranieri con il fattore comune dello sconto. Venticinque anni fa era rivoluzionario, ora non lo è più, ma nel frattempo abbiamo reso l’esperienza di acquisto evoluta e raffinata. Sono stati fatti grandi investimenti, attingendo dal mondo dell’ospitalità: la guest lounge, gli spazi per le famiglie, il parco acquatico, l’hands-free shopping e altro. Il contenitore resta lo stesso ma il contenuto si modifica e migliora nel tempo, assecondando i gusti che cambiano insieme alla moda».

E rispetto alle nuove abitudini di acquisto post-pandemia?

«In termini di mix internazionale è cambiato molto. Prima del Covid, Russia e Cina pesavano per la metà del Tax-Free, mentre adesso la Russia non è più tracciata a causa della guerra e delle restrizioni, e la Cina non si è più ripresa del tutto. Ma abbiamo attirato nuove nazionalità che hanno colmato il gap di questa perdita. Sulla modalità di esperienza, i clienti amano stare di più all’aperto, abbiamo quindi investito sul comparto food, nei dehors, nel landscaping. Negli ultimi anni il trend è quello del quiet luxury cioè il lusso discreto, contro la logo-mania degli anni scorsi».

Qual è il rapporto con il territorio?

«Le ricerche testimoniano un apporto molto positivo e una ricchezza aggiunta. Nel McArthurGlen di Serravalle lavorano 2.500 persone, si generano circa 200 milioni di euro di valore aggiunto che restano sul territorio di Serravalle, e secondo le indagini svolte, per ogni 100 euro si creano 37 euro di valore aggiunto che restano nel tessuto locale e 81 nella regione Piemonte. Ogni anno portiamo a Serravalle 6 milioni e mezzo di persone: il territorio dovrebbe sfruttare questo flusso».

In che modo l’innovazione digitale influenza l’esperienza di acquisto nei vostri spazi?

«La comunicazione digital ha assunto un peso importante: più della metà del nostro budget del marketing è rivolto a questo. E’ fondamentale informare ed essere informati. Abbiamo un Osservatorio che dimostra che la ricerca sul digitale è importante, ma circa la metà dei clienti finalizza l’acquisto ancora nei negozi, prendendo spunto dalle vetrine. Dopo la pandemia abbiamo anche integrato le aree comuni con totem e schermi per rendere l’esperienza fluida e piacevole. Molti store hanno anche servizi di messaggistica interna per dialogare individualmente con i clienti da remoto. Ma prediligiamo sempre e ancora il canale fisico, per poter proporre e apprezzare le esperienze vissute».

Quali sono le vostre peculiarità rispetto agli altri centri outlet sparsi nel mondo?

«Siamo l’outlet più grande d’Europa, e puntiamo molto sulla qualità dei brand: non esiste in Europa un altro outlet che racchiuda tutti i marchi del lusso che abbiamo noi e che copra anche altri segmenti, come la casa e lo sport. Ci distinguiamo anche per il livello e la qualità dei servizi per gli ospiti: abbiamo predisposto anche aree di preghiera per i vari culti. Ed evidenzio ancora una volta il mix dei nostri clienti: non esiste internazionalità più ampia della nostra».