Nel terzo trimestre del 2025, il quadro di finanza pubblica italiano mostra segnali contrastanti: la pressione fiscale scende leggermente, mentre l’indebitamento delle amministrazioni pubbliche aumenta rispetto allo stesso periodo del 2024.
Crescono però il potere d’acquisto e la propensione al risparmio delle famiglie, che raggiungono i livelli più alti dal terzo trimestre del 2009, escludendo il periodo dell’emergenza Covid. La spesa per consumi finali, invece, rimane debole.
Per le società non finanziarie, dopo un trimestre di crescita, la quota di profitto registra un calo, in continuità con la tendenza avviata nella seconda metà del 2023, mentre il tasso di investimento aumenta lievemente.
Questi dati emergono dal Conto trimestrale delle Amministrazioni pubbliche, reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società, pubblicato dall’Istat per il III trimestre 2025.
Amministrazioni pubbliche: uscite in aumento
Le uscite totali delle Amministrazioni pubbliche nel terzo trimestre del 2025 sono cresciute del 3,5% rispetto al terzo trimestre del 2024, raggiungendo un’incidenza sul Pil del 48,0%, in aumento di 0,3 punti percentuali. Nei primi tre trimestri dell’anno, l’incidenza delle uscite sul Pil è stata pari al 49,2%, con un incremento di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2024.
Le uscite correnti sono aumentate del 2,7%, mentre quelle in conto capitale hanno registrato un incremento significativo del 10,1% su base annua.
Sul fronte delle entrate, si registra una crescita dell’1,2% nel trimestre, con un’incidenza sul Pil pari al 44,6%, in calo di 0,8 punti percentuali rispetto al terzo trimestre 2024. Le entrate correnti e quelle in conto capitale mostrano entrambe un aumento tendenziale, rispettivamente dello 0,7% e del 61,5%.
Nel complesso, nei primi nove mesi del 2025 le Amministrazioni pubbliche hanno registrato un indebitamento netto pari al -4,5% del Pil, migliorando leggermente rispetto al -4,7% del 2024. Il saldo primario si attesta a -0,5%, mentre il saldo corrente risulta positivo allo 0,4%. La pressione fiscale nel periodo si è attestata al 39,9% del Pil, in leggero aumento rispetto al 39,6% del 2024.
Famiglie consumatrici: più reddito e risparmio, consumi deboli
Il reddito disponibile lordo delle famiglie consumatrici nel terzo trimestre 2025 è aumentato del 2,0% rispetto al trimestre precedente. Considerando un aumento del deflatore implicito dei consumi dello 0,2%, il potere d’acquisto reale cresce dell’1,8%, segnando un dato particolarmente positivo.

La propensione al risparmio delle famiglie si attesta all’11,4%, in aumento di 1,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Questo incremento riflette una dinamica della spesa per consumi finali più debole rispetto alla crescita del reddito disponibile (+0,3% contro +2%).
Il tasso di investimento delle famiglie si riduce leggermente all’8,5%, 0,3 punti percentuali in meno rispetto al trimestre precedente, a causa di una flessione dell’1,4% degli investimenti fissi lordi.
Società non finanziarie: calo dei profitti, investimenti in leggera crescita
Nel terzo trimestre del 2025, la quota di profitto delle società non finanziarie è stimata al 42,3%, in calo di 0,9 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. La diminuzione riflette una contrazione dell’1,9% del risultato lordo di gestione, mentre il valore aggiunto cresce solo dello 0,2%.
Il tasso di investimento delle società non finanziarie aumenta leggermente, arrivando al 22,8%, grazie a un aumento dello 0,7% degli investimenti fissi lordi.
Prospettive
I dati Istat del terzo trimestre 2025 mostrano un quadro economico complesso: da un lato, le famiglie beneficiano di un aumento del reddito e del potere d’acquisto, con una propensione al risparmio ai massimi da oltre 15 anni; dall’altro, le società non finanziarie registrano una contrazione dei profitti, mentre l’indebitamento pubblico resta elevato, seppur in lieve miglioramento.
La pressione fiscale complessiva rimane intorno al 40% del Pil, un livello elevato ma stabile, mentre il bilancio pubblico mostra un incremento sia delle entrate che delle spese, con una maggiore attenzione agli investimenti in conto capitale.
Questo scenario suggerisce che, nonostante il miglioramento del potere d’acquisto e la crescita del risparmio, la spesa per consumi rimane contenuta e le imprese devono affrontare una pressione sui profitti, evidenziando la necessità di strategie mirate per sostenere investimenti e competitività.