Il sistema del credito italiano si trova oggi, all’alba del 2026, di fronte a una dicotomia strutturale che rischia di soffocare la spina dorsale produttiva del Paese. Da un lato, il regolatore europeo (EBA) impone alle banche e alle imprese una visione proiettata al futuro; dall’altro, la politica industriale italiana risponde con una gestione del credito che resta drammaticamente ancorata alla logica dell’emergenza e della proroga dell’ultimo minuto.
Il Muro delle Garanzie: Un’Accessibilità a Doppio Binario
Il panorama delle garanzie pubbliche, un tempo porto sicuro per le PMI, si è trasformato in un labirinto burocratico e strategico.
* SACE e la selettività strategica: La metamorfosi di SACE è ormai compiuta. Strumenti come Archimede o Growth sono diventati appannaggio quasi esclusivo di progetti infrastrutturali, transizione energetica o internazionalizzazione. La PMI “domestica”, quella che opera nel mercato interno e necessita di finanza ordinaria per il circolante o investimenti di consolidamento, si trova di fatto esclusa da questi canali.
* Il Fondo di Garanzia (MCC) e l’impatto del De Minimis: Nonostante le ennesime proroghe, il Fondo di Garanzia sconta un peccato originale: la saturazione dei massimali De Minimis. Per le imprese con fabbisogni finanziari medio-alti, il fondo è diventato un miraggio: tecnicamente disponibile, ma praticamente inaccessibile per esaurimento dei plafond di aiuto di stato.
La Politica della “Coperta Corta”: Proroghe vs Strategia
Continuare a gestire il credito tramite il Decreto Milleproroghe è l’ammissione di un’assenza di visione. Cantare vittoria per il rinnovo annuale di una misura straordinaria nata in epoca Covid significa ignorare che il mercato è mutato radicalmente.
Mentre lo Stato si affanna a tenere in vita “stampelle” temporanee (spesso ostacolate dai vincoli UE), il sistema bancario si è già adeguato ai rigidi requisiti di capitale di Basilea 3 e 4. Il risultato? Anche in presenza di una proroga, la banca irrigidisce i criteri di valutazione perché percepisce l’instabilità del quadro normativo sottostante.
La Beffa del Forward-Looking
| Requisito Bancario (Forward Looking) | Risposta Istituzionale (Proroghe) | Impatto sulla PMI |
|---|---|---|
| Business Plan a 5-7 anni | Garanzie con orizzonte a 12 mesi | Impossibilità di finanziare investimenti strutturali. |
| Sostenibilità del debito | Agevolazioni “a tempo” e tassi volatili | Rating penalizzati per incertezza sui flussi futuri. |
| Monitoraggio dei Cash Flow | Normative fiscali e incentivi instabili | Rischio di “Credit Crunch” mascherato da burocrazia. |
Conclusioni: Verso una Riforma Necessaria
La diagnosi è chiara: la garanzia pubblica deve smettere di essere una “medicina d’urgenza” per diventare una leva finanziaria strutturale.
Non serve una nuova proroga, serve una riforma che:
- Incentivi il mercato dei capitali.
- Stabilizzi il quadro normativo: Creare strumenti di garanzia con un orizzonte decennale che permettano alle banche di sposare realmente i piani industriali delle imprese.
- Semplifichi l’architettura degli aiuti: Superare la frammentazione tra MCC e SACE per creare un unico canale di accesso al credito agevolato, basato sul merito e sulla strategia di crescita, non solo sull’emergenza.
Senza questo cambio di paradigma, molte imprese sane rischiano di restare schiacciate tra l’incudine della modernità regolamentare europea e il martello di una gestione politica che sa solo guardare nello specchietto retrovisore.