La crisi del grano duro italiano preoccupa anche il comparto agricolo ferrarese. Alla riduzione delle superfici coltivate e agli effetti del cambiamento climatico si aggiunge l’aumento dei costi di produzione, mentre resta insufficiente il prezzo riconosciuto agli agricoltori. Per Confagricoltura Ferrara, la combinazione di questi fattori rischia di compromettere la tenuta economica delle aziende e la capacità produttiva nazionale.
Superfici e autosufficienza in calo
Secondo i dati elaborati dal Centro studi di Confagricoltura, tra il 2012 e il 2025 le superfici coltivate a grano duro in Italia sono diminuite del 10%. Nello stesso periodo, il tasso di autoapprovvigionamento è passato dal 78% al 56,5%. Per raggiungere l’autosufficienza produttiva, secondo l’organizzazione agricola, oggi mancherebbero oltre 880mila ettari.
Il quadro nazionale assume un rilievo particolare nel Ferrarese, territorio a forte vocazione agricola dove la coltivazione di grano duro si estende per circa 20mila ettari. La riduzione delle superfici, gli eventi climatici e i costi sostenuti dalle imprese si sommano quindi a una questione considerata decisiva per il futuro della coltura: la remunerazione riconosciuta alla fase agricola della filiera.
La richiesta di maggiore equilibrio
Claudio Mesini, presidente della Sezione cereali di Confagricoltura Ferrara, sostiene che il prezzo pagato agli agricoltori sia rimasto fermo e non rifletta pienamente le dinamiche commerciali. Secondo Mesini, stoccatori, mulini, pastifici e grande distribuzione riescono a mantenere i propri margini e ad assorbire le variazioni legate anche alla situazione geopolitica, mentre gli effetti sui produttori agricoli sarebbero più limitati.
Il rappresentante dell’organizzazione chiede alle istituzioni di favorire una maggiore correttezza nei rapporti tra i diversi soggetti della filiera, così da distribuire in modo più equilibrato il valore generato. Mesini richiama inoltre gli aumenti delle quotazioni internazionali del grano, indicati in alcuni casi fino al 40%, sottolineando che di tali incrementi, secondo Confagricoltura Ferrara, non si vedrebbe un riscontro proporzionale nei prezzi riconosciuti ai produttori.
Claudia Guidi, presidente di Confagricoltura Ferrara, definisce il grano duro una produzione strategica per l’agricoltura italiana e per il territorio. La richiesta dell’organizzazione è di garantire alle imprese agricole una remunerazione adeguata, insieme a condizioni economiche che consentano di continuare a investire e produrre.
Guidi sollecita interventi strutturali e accordi di filiera capaci di offrire prospettive ai cerealicoltori. Nella posizione espressa da Confagricoltura Ferrara, la tutela della produzione nazionale passa infatti dalla difesa del reddito delle aziende agricole e dalla possibilità di mantenere in Italia colture considerate essenziali per la filiera agroalimentare.