Sono iniziate questa mattina le operazioni di spegnimento degli altiforni dell’ex Ilva di Taranto. L’avvio è stato comunicato dall’azienda alle organizzazioni sindacali dopo la decisione della Corte di Cassazione, che ha respinto i ricorsi presentati da AdI in amministrazione straordinaria e Ilva in amministrazione straordinaria.
La Suprema corte ha confermato il decreto della Corte d’Appello di Milano relativo allo stop degli impianti dell’area a caldo. Il provvedimento era stato adottato accogliendo l’azione inibitoria promossa da undici cittadini aderenti all’associazione Genitori Tarantini. La pronuncia ha quindi reso operativo il fermo della parte più direttamente legata al ciclo siderurgico tradizionale dello stabilimento.
Il futuro dello stabilimento
Sul possibile ingresso di una cordata di imprese interessata all’ex Ilva, il vicepresidente di Confindustria e presidente di Federacciai Antonio Gozzi ha chiarito che la decisione non sarebbe ancora stata presa. Durante l’evento Da Filiera a Sistema, Gozzi ha spiegato che l’esito sarà comunicato quando sarà definito. Il termine per la presentazione delle offerte vincolanti è fissato all’8 novembre.
Secondo Gozzi, nei documenti sottoscritti a Palazzo Chigi e nell’ultimo decreto relativo all’ex Ilva si parla di riconversione. Su questo tema, ha detto, le grandi partecipate industriali pubbliche dovrebbero essere chiamate a esprimersi e a contribuire. Il presidente di Federacciai ha però distinto la riconversione dal problema più immediato, definito come il consolidamento di almeno una parte dell’occupazione siderurgica.
La richiesta dei sindacati
Fim, Fiom, Uilm e Usb di Taranto hanno rinnovato l’appello al Governo affinché dia seguito agli impegni assunti a Palazzo Chigi il 27 ottobre. Per le organizzazioni, la vicenda coinvolge la dignità di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie, alle prese da anni con una crisi ritenuta senza precedenti.
I sindacati chiedono misure straordinarie a sostegno dei dipendenti di AdI in amministrazione straordinaria, di Ilva in amministrazione straordinaria e dell’intero comparto dell’appalto e dell’indotto. Allo stesso tempo sollecitano un’accelerazione del processo di decarbonizzazione, considerato necessario per offrire una prospettiva occupazionale, ambientale e industriale al territorio.
Nel documento diffuso dopo la conferma del fermo, le sigle metalmeccaniche sostengono che l’intervento pubblico sia l’unica soluzione in grado di accompagnare una transizione ecologica e sociale. Per la decarbonizzazione, aggiungono, servono risorse certe a partire dalla realizzazione del Direct Reduced Iron, il Dri, ritenuto indispensabile per l’installazione dei forni elettrici. Vengono inoltre richiesti finanziamenti per sostenere il territorio nella fase emergenziale ed evitare ulteriori ricadute sul tessuto produttivo ed economico.
Le organizzazioni sindacali chiedono infine che nessun lavoratore venga escluso dal percorso di transizione. Tra le misure indicate figurano le uscite anticipate e volontarie, il riconoscimento del lavoro usurante per chi ha operato nel ciclo integrale e adeguati incentivi all’esodo. Per fare il punto con il personale sono state programmate assemblee nei giorni 10, 11 e 12 novembre.