La Guardia di finanza di Savona ha concluso una verifica in materia di fiscalità internazionale nei confronti di una persona fisica di nazionalità straniera, iscritta all’Anagrafe della popolazione residente dal 2018. Secondo l’ipotesi investigativa, la persona avrebbe avuto una presenza stabile in Italia e, di conseguenza, sarebbe stata tenuta a dichiarare nel nostro Paese i redditi prodotti anche all’estero.
L’attività è partita dal monitoraggio delle compravendite di immobili di pregio nel Ponente ligure. Tra le operazioni esaminate figura l’acquisto di un attico ad Alassio, il cui valore supera i 2 milioni di euro. Nello stesso periodo sarebbero stati acquistati altri sei appartamenti in Liguria, per un valore complessivo stimato in circa 5 milioni di euro.
La ricostruzione della residenza fiscale
Gli investigatori hanno incrociato i dati presenti nelle banche dati del Corpo con le informazioni ricavate dall’analisi dei conti correnti, delle utenze e dei consumi. Gli elementi raccolti, secondo la ricostruzione delle Fiamme Gialle, indicherebbero che la principale dimora della persona fosse ad Alassio e che il sostentamento derivasse soprattutto da rendite finanziarie.
Ai fini fiscali, l’iscrizione anagrafica non è l’unico elemento determinante. La residenza viene valutata anche in base alla permanenza abituale e al luogo in cui si concentrano gli interessi personali ed economici. Per questo sono state applicate le cosiddette tie breaker rules previste dal modello di Convenzione OCSE, utilizzate nei casi di possibile doppia residenza per individuare lo Stato con cui esistono i legami più stretti.
La ricostruzione investigativa sostiene quindi che la persona avrebbe dovuto dichiarare in Italia tutti i redditi percepiti, compresi quelli prodotti in Russia, in applicazione del principio della tassazione mondiale. Le verifiche si sono concentrate in particolare sul patrimonio finanziario detenuto nella Federazione Russa, stimato in circa 50 milioni di euro, pari a oltre 4 miliardi di rubli.
Le somme contestate
L’analisi degli investimenti avrebbe consentito di ricostruire interessi, canoni di locazione e altri proventi percepiti tra il 2019 e il 2024. Secondo gli accertamenti, sarebbero stati omessi redditi per circa 7 milioni di euro, con il conseguente mancato versamento dell’IRPEF.
A questa somma si aggiungerebbero l’IVAFE, l’imposta sulle attività finanziarie detenute all’estero, e l’IVIE, dovuta sugli immobili posseduti fuori dall’Italia. L’importo complessivo delle imposte contestate, secondo la ricostruzione, supererebbe i 4 milioni di euro.
La recente sospensione delle principali disposizioni della Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Russia non avrebbe consentito di applicare i meccanismi previsti per compensare eventuali imposte già pagate all’estero. Gli importi contestati sono pertanto destinati al recupero a tassazione. L’Agenzia delle Entrate ha già avviato le procedure per il recupero delle somme ritenute dovute.
La mancata presentazione delle dichiarazioni fiscali annuali ha infine portato alla segnalazione alla Procura della Repubblica di Savona. L’ipotesi di reato indicata è quella prevista dall’articolo 5 del Decreto legislativo 74 del 2000, relativo all’omessa dichiarazione.