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Electrolux apre sulla produzione a Porcia, ma restano gli esuberi

Al Ministero l’azienda ipotizza una quota superiore al 50%, mentre le organizzazioni chiedono garanzie su addetti, capitali e sviluppo.

Il futuro dello stabilimento Electrolux di Porcia resta incerto, anche se dal confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy sono emerse alcune aperture da parte del gruppo svedese. L’incontro del 3 novembre ha riguardato il piano di riorganizzazione dell’azienda e le prospettive dei siti produttivi italiani, con particolare attenzione al presidio pordenonese.

La produzione delle lavasciuga

L’elemento più rilevante per Porcia riguarda la possibilità di aumentare la quota di produzione delle lavasciuga destinata allo stabilimento. Electrolux avrebbe prospettato il passaggio dall’attuale 30% a oltre il 50%, una modifica rispetto alle ipotesi iniziali che potrebbe rafforzare il ruolo del sito nella strategia industriale del gruppo.

L’apertura, tuttavia, non è ancora un impegno definitivo. Per i sindacati dovrà essere accompagnata da indicazioni precise sulla distribuzione delle attività e da garanzie verificabili sul futuro dello stabilimento. Il tema centrale resta quello dell’occupazione, alla luce degli 1.041 esuberi complessivi previsti dal piano, al netto del sito di Cerreto d’Esi.

Le richieste dei sindacati

Le organizzazioni dei lavoratori chiedono strumenti per gestire la riorganizzazione senza ricadute traumatiche sul personale. Tra le ipotesi indicate figurano la cassa integrazione a rotazione e il sostegno al ricambio generazionale, insieme alla salvaguardia delle competenze presenti nel territorio pordenonese.

Particolare rilievo viene attribuito alle attività di ricerca, progettazione e sviluppo, considerate indispensabili per evitare che Porcia venga confinata alla sola produzione. In questo quadro, resta da chiarire anche la ricaduta sui singoli stabilimenti dei 90 milioni di euro di investimenti annunciati da Electrolux per le attività in Italia.

Dal tavolo ministeriale è arrivata inoltre la richiesta del ministro Adolfo Urso di predisporre un documento più dettagliato. Il testo dovrà indicare investimenti, mantenimento dei siti, attività di ricerca e sviluppo e misure per ridurre gli esuberi, trasformando le aperture dell’azienda in impegni concreti.

La FIM-CISL ha riconosciuto alcuni passi avanti, giudicandoli però ancora insufficienti per raggiungere un’intesa. La vertenza proseguirà nei prossimi giorni e il confronto internazionale del gruppo, previsto a Stoccolma il 6 novembre, sarà chiamato a valutare le strategie di riorganizzazione.

Per Porcia, dunque, il vertice romano lascia intravedere una possibile crescita delle attività legate alle lavasciuga, ma non risolve i nodi occupazionali e industriali. La trattativa resta aperta sulla tutela dei posti di lavoro, sulle competenze e sulla capacità produttiva del sito.