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Crescono le aziende degli stranieri nel Nordovest

Le donne che diventano protagoniste e in meno di 15 anni aumentano di oltre il 56%.

Crescono le aziende degli stranieri nel Nordovest

Crescono gli imprenditori stranieri in Italia e le donne sono sempre più protagoniste.

All’inizio del 2025 le imprese a conduzione immigrata hanno raggiunto quota 666.767 in Italia, rappresentando così l’11,3% del totale delle imprese attive nel Paese.
Due imprese immigrate su tre operano in settori chiave come il commercio (273.504 imprese) e le costruzioni (166.610), ma la vera novità è la crescente presenza in ambiti innovativi e ad alta qualificazione, a conferma di un’evoluzione dinamica e capillare.

Il confronto con l’ultimo decennio è eloquente: mentre le imprese italiane sono diminuite del 5,4%, quelle immigrate sono cresciute del 21,1%, segnando un’inversione di tendenza che coinvolge tutto il territorio nazionale. Le regioni con la maggiore concentrazione sono la Lombardia (19,8%), il Lazio (11,8%) e la Toscana (9,6%), ma la crescita più vivace si registra proprio nel Sud Italia, segnale di una presenza sempre più diffusa e radicata.

E’ questa la fotografia scattata dal Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2025 di Idos e Cna, basate sugli ultimi dati di Unioncamere, presentato a Roma il 24 marzo.
Il cuore di questo fenomeno resta la microimprenditorialità: il 72,4% delle imprese è costituito da imprese individuali, ma cresce anche la componente più strutturata, con le società di capitale che rappresentano il 21,1% del totale. Il 79,1% dei titolari di imprese immigrate è di origine non comunitaria, con una marcata predominanza di marocchini (60mila), romeni (52mila) e cinesi (51mila).

«L’imprenditoria immigrata rappresenta un pilastro fondamentale per lo sviluppo sostenibile e inclusivo dell’Unione europea – commenta il vicepresidente di Cna nazionale, Marco Vicentini – La diversità e la ricchezza di prospettive che gli imprenditori immigrati portano con sé sono un catalizzatore per l’innovazione e la crescita economica. È pertanto cruciale accelerare il quadro normativo esistente per facilitare l’accesso degli immigrati ai visti lavorativi in Italia e nell’intera Europa, eliminando gli ostacoli burocratici e semplificando le procedure. Inoltre, si sottolinea la necessità di istituire un ente, sia pubblico che privato, dedicato specificamente a supportare gli investimenti imprenditoriali da parte degli immigrati. Questa entità avrà l’obiettivo di agevolare l’ingresso e l’espansione delle imprese immigrate nel mercato, garantendo loro un ambiente favorevole. Continueremo a impegnarci affinché sia garantito loro un ambiente favorevole, consentendo loro di sbloccare appieno il loro potenziale imprenditoriale e contribuire in modo tangibile al progresso sociale ed economico non solo del nostro Paese, ma di tutta l’Unione europea».

Imprenditoria femminile

In meno di 15 anni le imprese di donne immigrate, dunque, sono aumentate di oltre il 56%: un dato ben superiore a quello complessivo dell’imprenditorialità di origine straniera in Italia, che è oggi al femminile in un caso su quattro. Negli stessi anni, il numero delle imprese condotte da donne nate in Italia ha subìto un evidente calo, seppure ridimensionato rispetto alla componente maschile nell’ultimo periodo (-3,5% dal 2020). Di riflesso, alla fine del 2024, le imprese guidate da donne di origine straniera rappresentano un ottavo di tutte le attività indipendenti femminili del Paese (12,6%): un’incidenza quasi doppia rispetto al 2011 (7,3%) e superiore a quella calcolata sull’intero panorama di impresa nazionale (tra cui le imprese immigrate pesano per l’11,3%). E’ un aumento che si lega innanzitutto alla crescente presenza di imprenditrici immigrate nelle attività dei servizi, in generalizzata espansione nell’economia italiana. I principali comparti di inserimento restano il commercio (48.810 imprese immigrate femminili) e le attività di alloggio e ristorazione (21.517). Tuttavia, negli ultimi cinque anni a distinguersi per i ritmi di aumento più elevati sono state le così dette “altre attività di servizi” (18.812 e +27,2%) – che includono quelli alla persona e oggi rappresentano il terzo ambito di attività più battuto – e un composito gruppo di attività specialistiche finora poco frequentate dall’imprenditoria immigrata (attività immobiliari: +33,3%; attività finanziarie e assicurative: +24,7%; professionali, scientifiche e tecniche: +24,2%), che nell’insieme raccolgono quasi 10mila imprese immigrate femminili, evidenziando la crescente la capacità delle donne di origine straniera di cogliere opportunità di inserimento professionale e di autopromozione socio-economica.