Valle d'Aosta

Cogne Acciai Speciali, il piano 2027 divide azienda e sindacati

Al Mimit promessi investimenti e garanzie, ma le sigle chiedono numeri su produzione e occupazione

Restano le rassicurazioni sul futuro dello stabilimento di Aosta, ma non si attenuano le preoccupazioni dei sindacati. Nella sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, a Roma, la dirigenza di Cogne Acciai Speciali ha presentato il piano industriale con orizzonte 2027 alle organizzazioni sindacali nazionali e regionali di Fim, Fiom e Uilm.

Durante il confronto è stato analizzato l’andamento dell’azienda negli ultimi due anni. Secondo quanto riferito dai vertici di Cogne Acciai Speciali, le tensioni geopolitiche internazionali, l’aumento dei costi energetici e il rialzo delle materie prime hanno inciso sulle performance del gruppo. L’azienda ha inoltre evidenziato che le attuali normative europee e le misure sui dazi non hanno ancora prodotto la spinta attesa per il rilancio della siderurgia.

Il futuro dello stabilimento

Nonostante il quadro di incertezza, la dirigenza ha ribadito la centralità strategica del sito valdostano. Il gruppo taiwanese Walsin, secondo quanto comunicato durante la riunione, manterrebbe la volontà di continuare a investire ad Aosta e di lasciare nello stabilimento la produzione e le lavorazioni dell’acciaio.

Un nuovo incontro al Mimit è previsto entro la fine del 2026. I sindacati si aspettano che in quella sede arrivino dettagli tecnici, numeri precisi e garanzie sui volumi produttivi che la casa madre di Taiwan intende assegnare allo stabilimento. Al momento, però, il piano è stato illustrato soprattutto nelle sue linee generali, senza indicazioni ritenute sufficienti su investimenti, quantità e tipologie di prodotto.

Le richieste dei sindacati

Fim, Fiom e Uilm hanno ribadito che i lavoratori non dovranno pagare il prezzo della crisi del settore e del carovita. I maggiori costi energetici e produttivi, hanno sottolineato le organizzazioni, non dovranno tradursi in un ridimensionamento della contrattazione integrativa aziendale, in tagli o in concessioni al ribasso.

Per Loris Scarpa, coordinatore nazionale Siderurgia Fiom, e Paolo D’Auria, segretario generale della Fiom Valle d’Aosta, il confronto non è stato esaustivo. Le sigle hanno riferito che l’azienda ha presentato linee guida, ma senza fornire numeri né indicare ulteriori investimenti concreti. La richiesta è quella di una visione di sistema, con interventi europei sui costi dell’energia e risposte da parte del Governo.

Fabrizio Graziola, funzionario Fiom, ha spiegato che le garanzie sul mantenimento della produzione ad Aosta non sono ancora accompagnate da elementi concreti. Sul tavolo resta anche il rinnovo del contratto integrativo aziendale, con i prossimi confronti attesi sui temi degli orari di lavoro, della flessibilità e dei premi di risultato.

Valerio D’Alò, segretario nazionale della Fim-Cisl, ha espresso apprezzamento per il metodo e la trasparenza con cui la dirigenza ha illustrato i rischi del settore, indicando il welfare aziendale come uno degli assi del piano. Anche la Fim regionale, con il segretario Hans Pistolesi, ha chiesto chiarezza sul futuro delle maestranze e sulle prospettive produttive dello stabilimento valdostano.