Le concessioni turistico-ricreative dei sei Comuni costieri della provincia di Fermo versano complessivamente 647.560 euro l’anno di canoni demaniali. Le somme vengono incassate dallo Stato e, in misura minore, dalla Regione, mentre i Comuni sostengono i costi per la gestione degli arenili, le gare e i servizi sulle spiagge libere. Il dato emerge dall’elaborazione degli archivi ministeriali e riguarda 153 concessioni, 137 delle quali destinate a stabilimenti balneari.
Canoni e valore delle aree
Porto San Giorgio concentra 67 concessioni, pari al 44% del totale provinciale, e genera 339.968 euro di gettito annuo. Seguono Porto Sant’Elpidio con 44 concessioni e 159.049 euro, Fermo con 18 concessioni e 104.719 euro, Campofilone con 10 concessioni e 17.354 euro, Pedaso con 5 concessioni e 13.392 euro e Altidona con 9 concessioni e 13.077 euro. In 52 casi, il 34% del totale, il canone risulta determinato nella misura minima. I registri riportano inoltre importi spesso inferiori al minimo di legge indicato in 3.204,53 euro, un disallineamento che potrebbe incidere sui futuri importi a base d’asta.
Secondo le stime Nomisma, il ricavo medio annuo dichiarato da uno stabilimento balneare italiano è di circa 260.000 euro. Applicando il valore alle concessioni fermane, i ricavi complessivi arriverebbero a circa 40 milioni di euro e il canone inciderebbe per l’1,6%, in linea con le stime nazionali. Il canone mediano provinciale è di 1,94 euro al metro quadrato all’anno: 2,23 euro a Porto San Giorgio, 1,84 a Fermo e 1,47 a Porto Sant’Elpidio. In una concessione tipo sangiorgese di 2.176 metri quadrati, il costo annuo per postazione è stimato tra 22 e 34 euro.
La bozza del bando nazionale
Il 30 settembre il Ministero ha presentato in Conferenza Unificata la bozza del bando-tipo per le concessioni demaniali marittime. Il sistema prevede 110 punti complessivi: 100 per l’offerta tecnica e 10 per quella economica. La qualità dei servizi, la destagionalizzazione, la sostenibilità, le politiche occupazionali e l’accessibilità avranno quindi un peso molto maggiore rispetto al rialzo del canone. Quest’ultimo potrà incidere al massimo per 3 punti su 110 e soltanto in presenza di comprovate esigenze.
Il principale parametro economico sarà invece il rialzo sull’indennizzo dovuto al concessionario uscente. La somma, a carico di chi subentra, copre gli investimenti non ancora ammortizzati e una remunerazione degli investimenti effettuati nell’ultimo quinquennio, ma non comprende l’avviamento. La previsione è stata messa a confronto con il decreto legge 131 del 2024, che indica tra i criteri l’importo offerto rispetto a quello minimo. Le Regioni hanno chiesto chiarimenti sul rapporto tra la norma e la bozza ministeriale.
Il Comune non può stabilire direttamente la destinazione dei canoni, ma può intervenire sulle condizioni delle concessioni. Tra le possibilità indicate figurano la pulizia delle spiagge libere vicine, il servizio di salvamento, la manutenzione dei gavitelli e la realizzazione di corridoi accessibili alle persone con disabilità. Sono previste verifiche almeno biennali e, in caso di inadempienze, l’avvio della procedura di decadenza. Un altro elemento decisivo sarà la durata del titolo: cinque o vent’anni producono effetti diversi sulla concorrenza e sulla disponibilità futura delle aree.
La classificazione delle superfici sarà determinante per fissare il canone iniziale. Il valore cambia infatti a seconda che si tratti di area scoperta, struttura amovibile o pertinenza demaniale destinata ad attività commerciale. Per queste ultime il riferimento può arrivare ai valori di mercato dei negozi e, a Porto San Giorgio, raggiungere circa 80 euro al metro quadrato, contro pochi euro applicati alle altre superfici. Nel frattempo, il canone continuerà a essere versato all’erario, mentre gli interventi di difesa della costa resteranno finanziati dalla Regione e da fondi europei. Il programma realizzato tra il 2023 e il 2025 nella costa fermana è costato 54,6 milioni di euro, una cifra equivalente a circa 84 anni dell’attuale gettito dei canoni.