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Aumenti in busta paga dal 1° maggio 2026: chi ci guadagna e quanto secondo le simulazioni

Il nuovo decreto lavoro conferma il taglio del cuneo fiscale e altre misure, con benefici maggiori per i redditi medio-bassi; possibili ritardi tecnici faranno arrivare gli aumenti soprattutto a giugno e luglio

Aumenti in busta paga dal 1° maggio 2026: chi ci guadagna e quanto secondo le simulazioni

Il tradizionale decreto lavoro del 1° maggio torna al centro dell’agenda del governo con l’obiettivo di alleggerire il peso fiscale sulle buste paga. La linea resta quella della continuità: niente rivoluzioni, ma interventi mirati per aumentare il netto mensile dei lavoratori dipendenti, soprattutto delle fasce medio-basse di reddito.

Il provvedimento centrale è il taglio del cuneo fiscale, già introdotto nei mesi scorsi e confermato con possibili lievi ritocchi. In pratica, si riducono i contributi previdenziali a carico del lavoratore, senza modificare il lordo, così da aumentare il netto percepito mensilmente. Il beneficio è decrescente: più basso è il reddito, maggiore è l’incremento; oltre i 35.000 euro annui, l’effetto tende a essere minimo o nullo.

Il governo punta a rendere questa misura strutturale, compatibilmente con le risorse di bilancio disponibili.

Chi beneficerà e quanto: le simulazioni

Secondo le stime finora circolate, l’aumento mensile in busta paga dovrebbe collocarsi nelle seguenti fasce:

  • Fino a 15.000 euro lordi annui: incremento netto tra 80 e 100 euro al mese.
  • Circa 20.000 euro lordi annui: aumento stimato tra 70 e 90 euro al mese.
  • Intorno a 28.000 euro: beneficio compreso tra 40 e 60 euro mensili.
  • Intorno a 35.000 euro: guadagno ridotto, tra 20 e 40 euro al mese.
  • Oltre 35.000 euro annui: incrementi minimi o assenti.

L’entrata in vigore del decreto è prevista per il 1° maggio 2026, ma per motivi tecnici concreti gli aumenti potrebbero comparire nelle buste paga di giugno o luglio, con eventuale riconoscimento di arretrati.

Altre misure e potenziali criticità

Oltre al taglio del cuneo fiscale, il decreto lavoro conferma alcune misure già in vigore, come detrazioni per lavoro dipendente e bonus specifici, mirati a rendere più stabile il reddito netto. Sono in discussione anche possibili riforme dell’Irpef che potrebbero ulteriormente incidere sul netto percepito.

Alcune categorie di lavoratori riceveranno vantaggi aggiuntivi: dipendenti con figli a carico, personale di grandi aziende con sistemi di welfare strutturati e assunti con contratti collettivi scaduti da mesi.

Sindacati e associazioni di categoria, tra cui Confcommercio e Confindustria, esprimono dubbi sulle coperture finanziarie necessarie per rendere strutturali gli interventi. Il governo dovrà assicurare fondi sufficienti non solo per il taglio del cuneo fiscale, ma anche per premi di produzione tassati all’1%, l’aumento del fringe benefit e i bonus per le assunzioni degli under 35.