Nazionale

Legge elettorale, il cittadino rischia di contare poco

Approvazione a Montecitorio riaccende lo scontro sulle preferenze tra alleati di governo

Dopo il via libera della Camera, la nuova legge elettorale è attesa al Senato alla ripresa dei lavori parlamentari, all’inizio di settembre. A Montecitorio, in prima lettura, la riforma è stata approvata il 16 luglio con 217 voti favorevoli e 152 contrari. L’obiettivo della coalizione di governo è completare rapidamente l’iter per arrivare alle prossime elezioni politiche, la cui scadenza ufficiale sarebbe fissata al 25 settembre 2027, con le nuove regole già in vigore.

Il provvedimento prevede il ritorno a un sistema proporzionale, una soglia di sbarramento per i partiti più piccoli, un premio di maggioranza fissato al 42 per cento e liste corte e bloccate. Nel testo approvato non sono state inserite le modifiche per il ripristino delle preferenze. È inoltre prevista l’abolizione dei collegi uninominali, una scelta contestata nel suo complesso dalle opposizioni.

Il nodo delle preferenze

Il tema delle preferenze ha provocato tensioni anche all’interno della maggioranza. Alla Camera, un numero consistente di franchi tiratori ha contribuito a far saltare gli emendamenti destinati a reintrodurle. Il confronto è ora destinato a riaprirsi a Palazzo Madama, dove il centrodestra dovrà cercare una posizione comune.

Fratelli d’Italia, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sostiene il ritorno delle preferenze. Lega e Forza Italia si sono invece espresse contro, anche se il leader leghista Matteo Salvini ha mostrato recentemente maggiore disponibilità al confronto. Il segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, resta invece contrario. La questione rappresenta il principale punto di frizione tra i partiti della coalizione, mentre una larga parte degli attuali parlamentari guarda con ostilità all’ipotesi di reintrodurre il voto di preferenza.

Scelte ridotte per gli elettori

Anche un eventuale accordo sulle preferenze non restituirebbe necessariamente un ampio margine di scelta ai cittadini. Restano da definire il numero delle preferenze e l’eventuale introduzione di un criterio di genere, ma le liste ipotizzate sarebbero composte da appena sette candidati. Con i capilista bloccati, lo spazio per incidere sulla composizione delle assemblee parlamentari sarebbe quindi limitato.

In questo quadro, il ruolo dei territori nell’indicazione dei futuri eletti rischia di rimanere marginale. Per il Cuneese, alle elezioni del settembre 2022, due dei quattro parlamentari eletti provenivano da collegi uninominali: Giorgio Maria Bergesio, della Lega, al Senato, e Monica Ciaburro, di Fratelli d’Italia, alla Camera.

Gli altri due parlamentari erano stati eletti in collegi plurinominali. Enrico Costa era entrato in Parlamento in Lombardia nella lista Azione-Italia Viva, mentre Chiara Gribaudo era stata eletta nel collegio Piemonte 2, comprendente le province di Cuneo, Asti e Alessandria, nella lista del Partito Democratico. La riforma, se confermata, modificherebbe dunque il meccanismo di selezione dei rappresentanti, lasciando aperto il tema dell’effettiva capacità di scelta degli elettori.