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Nel 2026 il «Notre Dame de Paris» di Cocciante tornerà nei teatri del Nordovest

L'appuntamento con una delle opere contemporanee più amate dal grande pubblico non solo italiano.

Nel 2026 il «Notre Dame de Paris» di Cocciante tornerà nei teatri del Nordovest

L’opera «Notre Dame de Paris» di Riccardo Cocciante tornerà nei teatri del Nordovest nei prossimi mesi.

Il «Notre Dame de Paris» di Cocciante tornerà nei teatri del Nordovest

«Notre Dame de Paris» torna nei teatri per un tour che si dipana in tutto il 2026: dal 26 febbraio al 29 marzo agli Arcimboldi di Milano, dall’1 al 5 luglio al Carlo Felice di Genova, dal 9 all’11 ottobre al ChorusLife Arena di Bergamo, dal 4 al 6 dicembre all’Inalpi Arena di Torino. Andato in scena per la prima volta in Italia nel 2002, vede Riccardo Cocciante autore delle musiche, adattamento in italiano di Pasquale Panella dei testi di Luc Plamondon, dell’omonimo romanzo di Victor Hugo. Giò Di Tonno torna a impersonare Quasimodo, Elhaida Dani è Esmeralda.
E’ la storia di Quasimodo, il campanaro gobbo della cattedrale di Notre Dame de Paris e del suo amore tragico e impossibile per Esmeralda, la bella gitana. Un amore condannato dall’ingiustizia e dall’ipocrisia. Esmeralda è innamorata di Febo, il bel capitano delle guardie del Re, a sua volta fidanzato con Fiordaliso, una giovane e ricca borghese, ma la bellezza esotica e sensuale della zingara non lascia indifferente l’uomo che da subito se ne invaghisce. Anche Frollo, l’arcidiacono della cattedrale, è segretamente attratto da Esmeralda e in un raptus di gelosia e desiderio pugnala Febo alle spalle. Esmeralda viene arrestata con l’accusa di aver tentato di uccidere il capitano delle guardie e gettata in prigione. Frollo, approfittando della situazione, offre libertà alla donna in cambio del suo corpo. La bella gitana inorridita rifiuta l’offerta, minacciandolo. Quasimodo libera Esmeralda e la nasconde nella sua torre, ma Clopin, amico della donna e suo protettore, fraintendendo le intenzioni del gobbo attacca la cattedrale, mettendosi a capo di una rivolta per liberare l’affascinante zingara. Nel tentativo di sedare la rivolta, Febo ed i suoi uomini mettono a ferro e fuoco Notre Dame ed uccidono Clopin. Il povero campanaro, credendo che Febo voglia liberare Esmeralda, consegna la donna a Frollo che a sua volta, la consegna alle guardie. Per Esmeralda è la fine. In realtà, Febo vuole la morte della gitana, perché solo così potrà sposarsi con la sua ricca fidanzata. Quasimodo, dopo aver assistito all’impiccagione della sua amata, resosi conto del tradimento dell’arcidiacono, folle di rabbia, getta Frollo dalla torre. Distrutto dal dolore, il gobbo conduce il corpo dell’amata alla tomba su cui si lascerà morire.

La storia mette al centro l’emarginazione, la paura del diverso e il peso dei pregiudizi per ricordarci quanto la diversità rappresenti una risorsa e non una minaccia. A rendere lo spettacolo così attuale è la capacità di restituire la fragilità e le contraddizioni dell’essere umano: la ricerca di un posto nel mondo, il bisogno di giustizia, il desiderio d’amore.