Treviso e il territorio della Marca custodiscono un patrimonio di racconti popolari, credenze e figure leggendarie. Accanto ai canali, alle mura e ai palazzi del capoluogo sopravvivono storie di fantasmi, monaci, fate, folletti e antiche famiglie, tramandate nei secoli tra memoria storica e immaginazione.
La città è stata associata, insieme a Torino, Lione e Praga, al tema del mistero e della magia fin dal Medioevo, anche per la presenza di Pietro d’Abano, che insegnò nell’antica università trevigiana. Sull’origine del nome di Treviso si sono sviluppate diverse interpretazioni: una lo collega a Taurisium e al culto del toro, un’altra alla figura femminile dai tre volti che sarebbe stata raffigurata su una torre attribuita ad Antenore.
Abbazie, castelli e anime inquiete
A Monastier, tra i ruderi dell’abbazia benedettina di Santa Maria del Pero, fondata nel X secolo da Ottone I, la tradizione racconta di canti, bisbigli e campane udibili al crepuscolo. Alcuni narratori sostengono inoltre di aver visto una processione di monaci salire lungo una scala ormai scomparsa. A Lancenigo, nel territorio di Villorba, la pieve di San Sisto conserva resti di epoca longobarda e una tradizione legata alla terra prelevata dietro l’altare, ritenuta un rimedio contro i mali alla gola.
Sul colle di San Zenone le leggende sono legate a Ezzelino III da Romano, ricordato come un signore crudele e spietato. Le narrazioni popolari parlano di torture e prigionieri murati vivi, mentre la sorella Cunizza è descritta come uno spirito benevolo, capace di aggirarsi tra i cipressi insieme a Sordello. Al castello di Collalto, tra Susegana e Pieve di Soligo, è invece ambientata la storia di Bianca, giovane ancella fatta murare viva dalla gelosia della contessa Chiara da Camino. Il suo fantasma, secondo il racconto, apparirebbe vestito di bianco per annunciare eventi lieti e di nero per presagire sventure.
Nel territorio di Vittorio Veneto, la devozione a Santa Augusta si intreccia con la credenza legata a una pietra forata custodita dietro l’altare del santuario. La tradizione attribuisce alla pietra proprietà miracolose per chi vi infila la testa pregando la santa. Ad Asolo, invece, simboli esoterici, affreschi con animali mitologici e storie di alchimisti e personaggi celebri alimentano il carattere enigmatico del borgo.
Fate, folletti e creature del territorio
Il Montello è al centro di numerosi racconti ambientati nei boschi: fate, folletti, uccelli parlanti, ruscelli incantati, basilischi e draghi fanno parte di un immaginario tramandato insieme alla memoria dei luoghi. A Combai si racconta del Matharol, essere capace di cambiare forma e di giocare scherzi agli uomini, mentre nelle valli di Follina i cosiddetti can dei siori sarebbero stati anime del purgatorio o dannate, riconoscibili dai latrati e dal rumore delle catene.
Altre storie riguardano la valle del Forame, a Giavera, dove le fate avrebbero danzato di notte, e Morgano, collegata alla leggenda di Murgania, fanciulla trasformata in fonte dalla dea Venere. A Paese, una casa di Castagnole è stata associata alla figura di un misterioso guaritore del Seicento, forse un alchimista che durante la peste avrebbe curato i malati con erbe e pozioni.
Tra le figure più note compare il Mazzariol, folletto vestito di rosso che, secondo la tradizione, avrebbe aiutato a salvare Oderzo dall’avanzata di Attila confondendo i cavalli e spegnendo i fuochi degli Unni. A Portobuffolè il fantasma di Gaia da Camino sarebbe ancora legato alle mura medievali, mentre a Segusino si narrano apparizioni di donne morte di parto, bambini nei pozzi e folletti dai tratti animaleschi.
Nel capoluogo, infine, la fontana delle Tette rappresenta un episodio storico più che soprannaturale. Costruita nel 1559 per volontà del podestà veneziano Alvise Da Ponte, durante i festeggiamenti per l’insediamento del nuovo podestà versava vino rosso e bianco per tre giorni. Le storie della Marca, raccolte anche in pubblicazioni dedicate al territorio, continuano così a unire vicende storiche, tradizioni religiose e racconti fantastici.