Le leggende misteriose che attraversano la Marca trevigiana

Racconti di fantasmi, fate, tiranni e creature popolari tra abbazie, colline e antichi borghi.

La Marca trevigiana conserva un patrimonio di racconti popolari legati a fantasmi, fate, creature misteriose e antiche dinastie. Le storie, tramandate nel tempo e spesso intrecciate a luoghi realmente esistenti, compongono una geografia del mito che coinvolge numerosi centri della provincia di Treviso, tra abbazie, castelli, boschi e corsi d’acqua.

Treviso viene descritta dalla tradizione come una città dal volto anche magico, accanto alla sua dimensione storica e urbana. Alcune leggende fanno risalire il nome a Taurisium e al culto del toro, mentre altre lo collegano alla figura femminile dai tre volti che sarebbe stata raffigurata su una delle torri della città. Nel centro storico resta la fontana delle Tette, costruita nel 1559: in occasione dell’insediamento di ogni nuovo podestà veneziano avrebbe versato vino rosso e bianco per tre giorni.

Abbazie, pievi e castelli

A Monastier, tra i ruderi dell’abbazia benedettina di Santa Maria del Pero, la tradizione colloca canti, bisbigli, campane e processioni di monaci visibili soltanto al crepuscolo. A Lancenigo di Villorba, invece, la pieve di San Sisto conserva tracce di epoche antiche e una consuetudine legata alla terra prelevata dietro l’altare, ritenuta utile contro i mali alla gola.

Sul colle di San Zenone le storie popolari ricordano la crudeltà di Ezzelino III da Romano, il tiranno del XIII secolo il cui castello sarebbe stato teatro di torture e prigionie. La sorella Cunizza, al contrario, viene rappresentata come uno spirito benevolo. A Susegana, il castello di Collalto è legato alla vicenda di Bianca, ancella fatta murare viva per gelosia: secondo il racconto, il suo fantasma appare vestito di bianco per annunciare eventi favorevoli e di nero per presagire sventure.

Fate e creature dei boschi

Il Montello è al centro di storie su fate, folletti, uccelli parlanti, basilischi e draghi. Nei boschi di Combai si aggirerebbe il Matharol, folletto capace di cambiare forma, mentre a Follina i lamenti dei cosiddetti can dei siori venivano interpretati come voci di anime del purgatorio o dannate. A Giavera, le leggende raccolte nella valle del Forame raccontano di fate che danzavano di notte tra boschi e grotte.

Altri racconti riguardano Morgano, dove la figura mitologica di Murgania sarebbe stata trasformata in fonte insieme alle sorelle, e Paese, dove una casa di Castagnole viene associata a un antico alchimista attivo durante la peste. Lungo il Piave compare il Mazzariol, folletto vestito di rosso che, secondo la tradizione, avrebbe ostacolato l’avanzata di Attila verso Oderzo.

Le storie si estendono poi ad Asolo, associata a simboli esoterici e allo spirito di Eleonora Duse, a Portobuffolè, dove il fantasma di Gaia da Camino vagherebbe tra le mura medievali, e a Segusino, teatro di racconti su spettri, donne morte di parto e folletti dai tratti diabolici. A Vittorio Veneto, infine, la pietra forata dedicata a Santa Augusta è considerata dalla devozione popolare un oggetto miracoloso. Si tratta di un insieme di narrazioni in cui storia, fede e immaginazione continuano a convivere nei luoghi della provincia.