Genova (GE)

Al Duse di Genova, il lutto diventa un viaggio metafisico

Helen e Robyn dopo un naufragio apparente: memoria e perdita misurano l’impossibilità di trattenere chi non c’è più.

È in scena al Teatro Duse di Genova Ci vediamo all’alba, testo della drammaturga britannica Zinnie Harris diretto da Davide Livermore. Protagoniste sono Anna Della Rosa e Linda Gennari, interpreti di Helen e Robyn, due donne unite da un rapporto profondo e complesso. Lo spettacolo resterà in cartellone fino al 31 ottobre.

La vicenda prende avvio da un incidente in mare. La barca presa a noleggio dalle due protagoniste si è capovolta e le donne sono approdate su una spiaggia che sembra appartenere a un’isola deserta. Al centro della scena, dall’inizio alla fine, resta un gommone arenato, mentre l’acqua lambisce le attrici. Le luci spettrali e il fumo trasformano però il paesaggio realistico in uno spazio sospeso, difficile da collocare tra realtà e dimensione metafisica.

Un dialogo tra paura e speranza

Helen e Robyn appaiono inizialmente incredule di essere ancora vive, furiose e terrorizzate per quanto accaduto. Non sanno dove si trovino né se qualcuno riuscirà a individuarle: hanno perso anche il telefono e ogni riferimento alla vita quotidiana. Nel tentativo di resistere alla paura, ricostruiscono abitudini e occupazioni ordinarie, preoccupandosi persino del cane del vicino che avevano preso in custodia e che ora è rimasto solo.

Il loro confronto procede tra accuse reciproche e improvvise manifestazioni di affetto. Una cerca di alimentare la speranza di essere trovate, l’altra prova a frenare i gesti più disperati, come il tentativo di segnalare la propria presenza attraverso una sorta di alfabeto Morse rivolto al mare. Il dialogo mette così in evidenza la fragilità del legame e, insieme, la sua forza nel momento estremo.

Il mito di Orfeo ed Euridice

Nel corso dello spettacolo emerge gradualmente la verità: una delle due donne è morta nell’incidente. Robyn, in un momento di lucidità, sembra ricordare di aver ricevuto la possibilità di tornare indietro di un giorno, grazie a un gesto di generosità compiuto verso una sconosciuta. Quel dono le consente di vivere ancora una sola giornata con Helen, prima di dover affrontare nuovamente la perdita.

Il testo si ispira al mito di Orfeo ed Euridice e costruisce un percorso di elaborazione del dolore. Il naufragio diventa la soglia di uno spazio mentale nel quale la superstite può tornare, almeno per un breve tempo, accanto alla persona che non c’è più. Il rapporto tra le due donne, con le sue imperfezioni e le sue tensioni, acquista dopo la morte un valore assoluto: la mancanza rende improvvisamente irripetibile ciò che prima poteva apparire persino tollerato.

Il ritorno al passato non può però durare. Robyn deve infine abbandonare l’ossessione di trattenere Helen e accettare il distacco, in un passaggio che richiama il gesto decisivo di Orfeo. L’amore, nel finale amaro, non coincide con il possesso dell’altro, ma con la possibilità di lasciarlo andare e tornare alla vita reale.

Anna Della Rosa e Linda Gennari sostengono il dramma con una prova intensa, alternando paura, rabbia e vulnerabilità. La regia di Davide Livermore accentua la dimensione straniante attraverso il fumo e la presenza dell’acqua, elementi che accompagnano la vicenda fino al suo esito conclusivo.