Varese (VA)

A Varese la lezione di Lorenzetti sul bene comune

La rassegna al Santuccio rilegge il rapporto tra fiducia, giustizia e responsabilità collettiva

Una corda che dalla Giustizia passa alla Concordia e arriva nelle mani dei cittadini è il dettaglio degli affreschi di Ambrogio Lorenzetti scelto come punto di partenza per interrogarsi su ciò che tiene insieme una comunità. La mostra Cor Magis, dedicata al ciclo senese del Buon Governo e del Cattivo Governo, è stata presentata al Teatro Santuccio di Varese dalla Compagnia delle Opere Insubria.

All’incontro hanno partecipato l’assessore regionale alla Cultura Francesca Caruso, il sottosegretario alle Relazioni internazionali ed europee Raffaele Cattaneo, il consigliere regionale Giuseppe Licata, il sindaco di Varese Davide Galimberti, gli assessori comunali Roberto Molinari e Nicoletta San Martino e il prefetto Salvatore Rosario Pasquariello. A introdurre gli ospiti è stato il vicepresidente di Cdo Insubria Andrea Azzimonti. Il confronto è stato moderato da Michele Fatti.

Una lettura oltre la politica

La storica dell’arte Monica Braga ha proposto di non interpretare il ciclo senese soltanto in chiave politica o sociologica. Gli affreschi, ha spiegato, mostrano gli effetti del bene comune e del bene proprio, a partire dalla fede dei cittadini di Siena. Il racconto di Lorenzetti è collegato alla Maestà di Simone Martini, collocata nella sala delle assemblee pubbliche, dove il richiamo ad amare la giustizia e a non dimenticare gli umili orientava l’azione dei governanti.

Prima del governo viene dunque il modo di guardare l’uomo. Da questo sguardo nasce la giustizia, rappresentata con gli occhi rivolti alla Sapienza divina e con una bilancia. Dai due piatti scendono corde che raggiungono la Concordia, raffigurata con una pialla: per vivere insieme, secondo la lettura proposta, occorre smussare gli angoli. La corda arriva infine ai cittadini, chiamati a scegliere insieme il bene comune.

Fiducia e responsabilità

La città descritta da Lorenzetti è così un organismo in movimento: nelle sue strade si lavora, si studia, ci si sposa e si gioca; dalle porte entrano contadini e merci, mentre fuori dalle mura prosegue il lavoro nei campi. Le attività dei singoli contribuiscono alla vita collettiva. È su questo passaggio che si è innestato l’intervento dell’economista Federico Visconti, presidente della Fondazione Comunitaria del Varesotto.

Negli affreschi Visconti ha individuato un percorso che collega valori, responsabilità e risultati. Giustizia, concordia, sicurezza, scelte e investimenti compongono, nella sua interpretazione, un circuito virtuoso che può funzionare solo attraverso le relazioni. La parola decisiva è fiducia: chi guida, ha osservato, deve essere in grado di generarla. La corda che unisce i cittadini diventa così un modello di legame tra persone, istituzioni e attività economiche.

La responsabilità del buon governo, secondo questa prospettiva, non riguarda soltanto chi amministra. Coinvolge anche mestieri, competenze, lavoro e impresa. Osservando artigiani e lavoratori dipinti da Lorenzetti, Visconti ha indicato nell’impresa un possibile soggetto della costruzione del bene comune, mentre alle istituzioni spetta creare le condizioni perché il lavoro possa svolgersi con efficacia.

Il ciclo senese mostra anche l’esito opposto. Quando la Giustizia viene legata, la relazione tra i cittadini si spezza, il tiranno prende il sopravvento, le botteghe scompaiono e alla sicurezza subentra la paura. La mostra presentata a Varese propone così una riflessione sul rapporto tra fiducia, responsabilità e convivenza, rileggendo un’opera medievale come occasione per interrogarsi sul funzionamento delle comunità contemporanee.