Dallo spazio ai laboratori di conservazione: l’ossigeno atomico, gas presente negli strati più alti dell’atmosfera terrestre, può essere impiegato per rimuovere depositi e impurità dalle opere d’arte senza danneggiarne le superfici. La tecnica è stata sviluppata nell’ambito di Moxy, un progetto europeo al quale partecipa l’Università di Pisa.
Una tecnologia nata dalla ricerca spaziale
L’ossigeno atomico è noto per la sua capacità di corrodere i materiali delle navicelle spaziali. La sua azione, tuttavia, può essere sfruttata anche nel restauro. L’intuizione nasce da un intervento eseguito negli anni Ottanta sul dipinto Bathtub di Andy Warhol, danneggiato con del rossetto: gli scienziati della Nasa Sharon Rutledge Miller e Bruce Banks riuscirono a pulire l’opera utilizzando questo gas, senza comprometterne l’integrità.
Secondo Ilaria Bonaduce, docente del Dipartimento di chimica e chimica industriale dell’Università di Pisa e responsabile di Moxy per l’ateneo pisano, quella soluzione richiedeva però apparecchiature complesse e camere sottovuoto. Il progetto ha puntato a rendere la procedura utilizzabile a pressione ambiente, all’interno di un normale laboratorio di restauro. Il prototipo presente nei laboratori pisani consente di indirizzare direttamente sull’opera un flusso di gas, con una pulitura senza contatto: non servono strofinamento, acqua o solventi.
I test su materiali diversi
La sperimentazione ha riguardato gesso e pietra, dipinti a olio e a tempera, tessuti, carta, rivestimenti e plastiche. I risultati più rilevanti, riferisce l’Università di Pisa, sono stati osservati nella rimozione della fuliggine e dei depositi scuri prodotti dall’inquinamento, dal fumo o dagli incendi. Si tratta di sostanze difficili da eliminare con i metodi tradizionali, che possono richiedere spugne, strumenti, acqua o solventi.
L’ossigeno atomico agisce sul deposito carbonioso e lo trasforma in anidride carbonica, senza lasciare residui sulla superficie. Bonaduce sottolinea che il sistema non sostituisce le tecniche già impiegate nel restauro, ma aggiunge uno strumento utilizzabile per affrontare materiali e contaminazioni particolarmente delicati. Il progetto Moxy, avviato su scala europea, si concluderà nel 2026. Complessivamente sono stati realizzati tre prototipi: uno a Pisa, gli altri a Gand e Eindhoven.