Zingaretti ‘l’Italia non è persa, la destra non è maggioranza’

Zingaretti ‘l’Italia non è persa, la destra non è maggioranza’

FOLIGNANO – “Non è vero che l’Italia è diventata un Paese di destra”. Nicola Zingaretti, capodelegazione del Partito democratico al Parlamento europeo, mette in discussione una delle letture più diffuse delle elezioni politiche del 2022. E’ intervenuto in un incontro a Folignano (Ascoli Piceno) con l’europarlamentare Matteo Ricci e la segretaria regionale dem Chantal Bomprezzi.
    “Nel 2022 – ha aggiunto – non abbiamo perso perché gli italiani hanno votato a destra, ma perché milioni di persone non sono andate a votare. Quando le opposizioni erano unite, hanno ottenuto più voti della destra”. Per Zingaretti, la questione centrale non riguarda solo gli equilibri tra partiti ma la partecipazione democratica. “La maggioranza di chi va a votare in Italia sta ancora con le forze di opposizione. Il problema sono i milioni di cittadini che restano a casa. Chi li rappresenta? Chi li coinvolge?”. È su questo terreno, sottolinea, che si gioca la possibilità di un’alternativa credibile al governo in carica.
    Zingaretti ha parlato di uno scontro nuovo rispetto al passato. “Non siamo più davanti a un normale confronto tra idee diverse. – ha sottolineato – Sta avanzando una destra che considera la democrazia parte del problema”. Da qui la proposta, avanzata dalla delegazione Pd, di un Manifesto per gli Stati Uniti d’Europa. “Non bisogna avere paura. Spinelli scrisse il Manifesto di Ventotene mentre c’era il nazifascismo. Oggi, di fronte al sovranismo, abbiamo lo stesso dovere di indicare una strada diversa” ha concluso. Quanto al Pd, secondo Zingaretti “il partito ha senso solo se è utile all’Italia. Se serve a costruire un’alleanza capace di sconfiggere una destra pericolosa, allora vale la pena combattere”.
    “Per decenni l’Europa è stata un avamposto di conquiste democratiche e sociali. – ha affermato – Oggi è diventata una trincea per fermare il ritorno dei nazionalismi”. Una dinamica che non nasce a Bruxelles ma “nelle periferie delle città europee e nelle aree interne, dove cresce il consenso per forze che mettono in discussione il multilateralismo e le regole della democrazia”.