Il Tribunale di Torino ha condannato a otto anni di carcere un trentenne di origini tunisine accusato di aver violentato una donna di 53 anni mentre faceva jogging in un parco pubblico di Luserna San Giovanni. La decisione è stata pronunciata il 6 ottobre. L’imputato, difeso d’ufficio dall’avvocato Yuri Marchis, non era presente in aula e aveva già disertato tutte le precedenti udienze.
La donna ha seguito di persona l’udienza e si è commossa dopo la lettura del dispositivo, pensando alle figlie. Oltre alla pena detentiva, il tribunale ha disposto per l’imputato il pagamento di una provvisionale di 60mila euro in favore della vittima. L’uomo, che dopo l’individuazione non era stato sottoposto a misure cautelari perché non era stato ritenuto concreto il pericolo di fuga, ha fatto perdere le proprie tracce. Non è escluso che possa essersi trasferito all’estero.
L’aggressione durante la corsa
I fatti risalgono al giugno 2024, nel tardo pomeriggio. La donna stava correndo quando ha sentito una mano sul petto e si è accorta di essere stata bloccata da dietro. Secondo la ricostruzione dell’accusa, l’aggressore, un uomo con una maglietta rossa, l’ha fatta cadere e ha abusato di lei. Nel tentativo di liberarsi, la vittima lo ha morso a un braccio. A quel punto l’uomo avrebbe allentato la presa, per poi allontanarsi.
La 53enne è stata ricoverata per diversi giorni e per un anno e tre mesi ha dovuto camminare con le stampelle. Dopo l’aggressione, i carabinieri hanno perlustrato il parco, anche facendo jogging in borghese, senza riuscire inizialmente a individuare il responsabile. Alcuni giorni più tardi, non lontano dal luogo della violenza, hanno notato un uomo con una cicatrice sul braccio mentre passeggiava con la compagna.
I militari gli hanno chiesto le generalità e hanno notato il suo atteggiamento nervoso. Successivamente si sono recati nella sua abitazione per ulteriori accertamenti. Secondo quanto riferito nel procedimento, l’uomo avrebbe mostrato il braccio, sul quale erano ancora visibili i segni del morso, e avrebbe consegnato spontaneamente gli indumenti che indossava nel giorno dell’aggressione. Questi elementi sono stati valutati nel corso del processo insieme alle dichiarazioni della persona offesa.
Le richieste delle parti
La sostituta procuratrice Eleonora Sciorella, che aveva ereditato il fascicolo d’inchiesta, aveva chiesto una pena di nove anni. La legale della vittima, l’avvocata Giada Lust, ha sostenuto la ricostruzione dell’accusa e ha sottolineato le conseguenze dell’aggressione sulla vita della donna e della sua famiglia.
L’avvocato Marchis aveva invece chiesto l’assoluzione, sostenendo che non ci fossero elementi sufficienti per attribuire al proprio assistito la responsabilità della violenza. Il tribunale ha ritenuto l’imputato colpevole oltre ogni ragionevole dubbio. La vittima, tornata a correre, ha spiegato che la decisione rappresenta un possibile nuovo inizio, pur lasciando intatti il dolore e il timore di incontrare nuovamente l’uomo.