Il 21 marzo 2026, a Firenze, la Fondazione Giulia Cecchettin e il Dipartimento FORLILPSI dell’Università degli Studi di Firenze inaugureranno ufficialmente il corso intitolato “Educare all’uguaglianza di genere, fin dall’infanzia”. Il piano didattico è destinato al personale insegnante delle scuole dell’infanzia e primarie. L’intento è fornire gli strumenti necessari per arginare la trasmissione degli stereotipi e favorire lo sviluppo di una cultura del rispetto. L’operazione pilota coinvolge gli istituti dislocati in Toscana, Veneto e Puglia.
I dati europei
L’Italia registra un punteggio di 68,2 su 100 nel Gender Equality Index 2023 curato dall’European Institute for Gender Equality. In parallelo, l’UNESCO ribadisce l’urgenza di agire durante i primi anni di scolarizzazione. Irene Biemmi, docente di Pedagogia dell’Università di Firenze e responsabile scientifica, spiega:
“Intervenire presto è fondamentale: lavoriamo ancora troppo tardi sulle questioni di genere, quando ormai stereotipi e aspettative sociali sono già radicati”.
La ricercatrice evidenzia la necessità di formare il corpo docente per destrutturare le convinzioni legate ai ruoli sociali fin dall’infanzia, precisando:
“Se la violenza è un prodotto culturale, allora è nella cultura, e quindi anche nella scuola, che dobbiamo intervenire”.
Corso sull’uguaglianza di genere per docenti
L’iter di studio si sviluppa attraverso quattro moduli telematici, per un totale di sessanta ore. Le candidature si chiudono l’8 marzo 2026 tramite la compilazione di un modulo elettronico, con accettazione in ordine cronologico fino a esaurimento delle disponibilità. Le attività didattiche si terranno tra maggio e ottobre 2026.
A conclusione, il personale iscritto riceverà un certificato per l’aggiornamento professionale obbligatorio, ai sensi della Legge 170/2016. A novembre 2026 si svolgerà un incontro riassuntivo per valutare la sperimentazione e condividere le pratiche applicate nelle aule.
I contenuti, elaborati da figure esperte in ambiti pedagogici, sociologici, psicologici e linguistici, si suddividono in quattro macroaree per un totale di 60 ore. La prima frazione introduce il lessico relativo a pregiudizi e costruzione delle identità. La seconda indaga l’educazione all’affettività e la presenza di bias all’interno dei libri di testo. La terza fornisce tecniche per modificare il linguaggio e i materiali didattici. L’ultima parte analizza le forme di sopruso e definisce il compito delle istituzioni scolastiche nella prevenzione, con particolare attenzione all’acquisizione di consapevolezza da parte del pubblico maschile.
Il progetto sarà affiancato da una ricerca biennale condotta dall’Università di Firenze. Lo studio misurerà le competenze sviluppate e le necessità emerse dal personale scolastico durante l’aggiornamento. Le conclusioni saranno raccolte in un documento di sintesi, la cui pubblicazione pubblica è fissata per il 2028, allo scopo di fornire dati concreti per indirizzare le future politiche educative sul territorio nazionale.
Gino Cecchettin all’Ariston
Gino Cecchettin è salito sul palco del Festival di Sanremo riaccendendo i riflettori su un problema che molto spesso viene sottovalutato. Infatti, come lui stesso ha affermato:
“Ho creato la fondazione perché ho pensato che se anche una famiglia si può risparmiare il dolore che io ho vissuto, beh, allora forse vale la pena provarci.
La violenza si riconosce perché avviene prima, inizia molto prima di quello che pensiamo. Inizia quando scambiamo il controllo con l’amore, quando pensiamo che la gelosia sia necessaria per la nostra relazione. Quando non educhiamo al rispetto e quando nei silenzi lasciamo passare quelle battute sessiste, quando usiamo violenza nelle nostre parole”.
Anche per questo motivo, Gino e la Fondazione hanno voluto sostenere il corso di formazione per insegnanti, sperando di poter riconoscere e intervenire prima che avvenga una tragedia. Inoltre, ha voluto rivolgersi anche agli uomini, sottolineando:
“Non stiamo facendo la guerra agli uomini, stiamo facendo la guerra a un maschilismo tossico che sta in qualche modo minando anche la nostra vita e quindi bisogna imparare che l’amore è tutt’altro, l’amore è una cosa che non urla, non ferisce, non fa male. L’amore lascia spazio, lascia libera la vita”.