Il Collegio del tribunale di Ascoli ha condannato a tre anni di reclusione un 26enne ascolano accusato di aver aggredito Stefano Procaccioli, titolare del bar Caldaie nel quartiere di Porta Maggiore. L’episodio risale a giugno 2025, quando il giovane era stato arrestato dagli agenti della Questura dopo aver colpito l’esercente al volto con un bicchiere di birra.
Oltre alla pena detentiva, i giudici hanno disposto nei confronti dell’imputato la misura di sicurezza della Rems per due anni e l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Il 26enne dovrà inoltre risarcire i danni alla parte civile, assistita dall’avvocato Alberto Luzi. Il tribunale ha riconosciuto l’ipotesi lieve del fatto, tenendo conto degli elementi emersi durante il procedimento.
La ricostruzione dell’aggressione
Secondo quanto ricostruito in aula, la sera dell’episodio alcuni clienti avevano segnalato a Procaccioli la presenza del giovane, che stava infastidendo le persone sedute ai tavoli. Il titolare aveva quindi deciso di intervenire personalmente per evitare che la situazione degenerasse, chiedendogli di allontanarsi dal locale e dagli spazi esterni.
I due erano usciti insieme dal bar, ma pochi secondi dopo sarebbe avvenuta l’aggressione. Procaccioli ha riferito di essere stato colpito improvvisamente al volto con un bicchiere di birra, che si è frantumato sulla guancia. L’esercente è quindi rientrato nel locale sanguinante. Il giovane avrebbe tentato di avvicinarsi nuovamente, prima di essere fermato da altri presenti.
Le immagini e la perizia
Un ruolo importante nella ricostruzione dei fatti è stato attribuito alle immagini del sistema di videosorveglianza del locale, consegnate agli investigatori su supporto informatico. Le riprese mostrano Procaccioli e l’imputato uscire insieme dal bar e rientrare dopo circa venti secondi, con il titolare già ferito al volto. La sequenza è stata ritenuta coerente con la versione fornita dalla persona offesa durante l’udienza.
Dopo l’aggressione, Procaccioli era stato accompagnato al pronto soccorso. I medici gli avevano riscontrato ferite al volto, giudicate guaribili in dieci giorni. La perizia psichiatrica disposta dal tribunale e svolta dal dottor Marco Quercia ha stabilito che il 26enne era parzialmente incapace di intendere e di volere al momento dei fatti. Il giovane è stato inoltre ritenuto socialmente pericoloso, pur essendo considerato capace di partecipare consapevolmente al processo. L’imputato è difeso dall’avvocato Felice Franchi.