Un 41enne residente nel Mantovano è accusato di atti persecutori, diffamazione e accesso abusivo a un sistema informatico ai danni dell’ex convivente, una 34enne di origine slava. La vicenda era approdata davanti al giudice dell’udienza preliminare di Mantova, ma un’eccezione sull’ultimo capo d’imputazione ha cambiato il corso del procedimento.
L’eccezione sull’accesso informatico
Durante l’udienza preliminare, il pm Michela Gregorelli ha sollevato una questione relativa all’accusa di accesso abusivo al sistema informatico, reato attribuito alla competenza della Direzione distrettuale antimafia. Il gup Stefano Ponti ha accolto l’eccezione, si è dichiarato incompetente e ha disposto la trasmissione degli atti alla Procura distrettuale di Brescia.
Il procedimento era iniziato dopo la denuncia presentata dalla donna, che aveva interrotto la relazione. Dalla fine dello scorso mese di maggio, l’indagine aveva portato all’emissione di un divieto di avvicinamento alla persona offesa, disposto dal gip, e successivamente al rinvio a giudizio del 41enne.
Il controllo degli spostamenti
Secondo la ricostruzione dell’accusa, l’uomo avrebbe perseguitato l’ex convivente e l’avrebbe diffamata inviando messaggi a persone di comune conoscenza. Avrebbe inoltre avuto accesso al suo telefono, attivando la geolocalizzazione per controllarne gli spostamenti. Quest’ultimo episodio è ora al centro della valutazione della procura distrettuale bresciana.
L’udienza si era aperta con la richiesta di rito abbreviato condizionato avanzata dall’avvocato Benedetta Ballista, difensore dell’imputato. La persona offesa si era costituita parte civile, ma la decisione del gup ha determinato il rinvio della trattazione a Brescia e a una data ancora da stabilire. L’accusa di accesso abusivo potrebbe aggravare la posizione dell’imputato in caso di eventuale condanna.