Sono 32 le persone morte in Piemonte durante l’attività lavorativa nei primi sette mesi del 2026. Il dato, elaborato dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega sulla base delle rilevazioni Inail aggiornate al 31 luglio, colloca la regione al sesto posto in Italia per numero assoluto di vittime, dopo Lombardia, Veneto, Campania, Sicilia ed Emilia-Romagna.
Nello stesso periodo, la provincia di Asti non registra decessi in occasione di lavoro. Il dato riguarda esclusivamente gli incidenti mortali avvenuti mentre era in corso l’attività lavorativa e non comprende gli infortuni mortali in itinere, cioè quelli verificatisi lungo il tragitto tra l’abitazione e il luogo di lavoro.
Il rischio in Piemonte
Per confrontare territori con dimensioni diverse, l’Osservatorio considera anche l’incidenza delle vittime rispetto alla popolazione occupata. In Piemonte l’indice è di 17,2 morti ogni milione di occupati, un valore leggermente inferiore alla media nazionale, pari a 17,8. La regione rientra così nella zona gialla, riservata ai territori con un’incidenza compresa tra il 75 per cento della media italiana e il valore medio.
La graduatoria per incidenza non coincide tuttavia con quella basata sul numero complessivo dei decessi. I 32 morti sul lavoro registrati in Piemonte rappresentano infatti il sesto valore più alto tra le regioni italiane, nonostante l’indice rapportato agli occupati sia inferiore alla media nazionale.
Il quadro nazionale
In Italia, nei primi sette mesi dell’anno, si contano 595 vittime: 430 in occasione di lavoro e 165 in itinere. Rispetto allo stesso periodo del 2025, quando i decessi erano stati 607, si registra una diminuzione del 2 per cento. Nello stesso arco temporale, però, le denunce di infortunio hanno raggiunto quota 368.085, con un aumento del 5,3 per cento.
La Lombardia è la regione con il maggior numero di vittime durante l’attività lavorativa, 66, seguita da Veneto con 44, Campania con 41, Sicilia con 35 ed Emilia-Romagna con 34. Il Piemonte, con 32 decessi, precede Toscana e Lazio, entrambe a quota 31.
Tra i settori più colpiti figurano le costruzioni, con 76 morti, il trasporto e magazzinaggio, con 55, e le attività manifatturiere, con 50. L’incidenza più alta riguarda gli occupati con più di 65 anni, con 55,4 decessi ogni milione, mentre in termini assoluti la fascia più colpita è quella tra i 55 e i 64 anni, con 153 vittime sulle 430 registrate in occasione di lavoro.
Particolarmente elevato risulta anche il rischio per i lavoratori stranieri: 46,8 morti ogni milione di occupati, contro 14,4 tra gli italiani. Il bilancio è stato diffuso in vista della 76esima Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, promossa dall’Anmil e in programma domenica 11 ottobre.
Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Vega, invita a non interpretare il lieve calo delle vittime come un risultato acquisito. Secondo Rossato, prevenzione e formazione devono essere continue, concrete e integrate nell’organizzazione del lavoro, mentre l’aumento delle denunce e la presenza di territori con incidenze elevate confermano la necessità di mantenere alta l’attenzione.