È scattata mercoledì mattina l’operazione di pulizia e sgombero della stazione ferroviaria di Porto d’Ascoli. Gli operai del Comune, affiancati dagli addetti dei servizi sociali, sono intervenuti per rimuovere i bivacchi allestiti da alcune donne di origine nigeriana che da diversi mesi vivevano negli spazi dello scalo, sulle banchine e nelle aree destinate ai viaggiatori.
L’intervento nell’area ferroviaria
Le donne hanno collaborato con il personale presente durante le operazioni. Secondo quanto riferito, per loro sarebbe previsto il trasferimento in una struttura di accoglienza. La destinazione, tuttavia, non è stata resa nota e restano da definire anche i tempi dell’eventuale inserimento. Gli operai hanno rimosso gli effetti personali e le sistemazioni di fortuna utilizzate per trascorrere le giornate e le notti all’interno dello scalo.
La situazione era conosciuta da residenti e pendolari, che avevano segnalato da tempo le condizioni della stazione e la necessità di individuare una soluzione per le donne. Il caso era stato sollevato pubblicamente già a febbraio da Elisa Marzetti, segretaria del circolo del Partito Democratico di Porto d’Ascoli. Dopo essere stata contattata da alcuni residenti, Marzetti aveva cercato di avvicinare le occupanti, riferendo le difficoltà incontrate nel dialogo e richiamando l’attenzione sulle persone costrette a dormire al freddo.
Le segnalazioni del quartiere
La questione era tornata al centro dell’attenzione a giugno, quando il Comitato di quartiere Porto d’Ascoli Centro aveva inviato un appello alla Polizia locale e all’assessorato alle Politiche sociali. Nella segnalazione venivano indicati diversi punti critici della zona, tra cui la stazione ferroviaria, dove il comitato aveva denunciato la presenza stabile di due donne nella sala d’attesa.
La richiesta era di intervenire sul disagio sociale e sulle condizioni di degrado segnalate nel quartiere. Con l’operazione di mercoledì, dalle segnalazioni si è passati all’intervento sul posto. Accanto alla rimozione dei bivacchi, assume rilievo il coinvolgimento dei servizi sociali, chiamati a seguire la situazione e a valutare il possibile inserimento delle donne in una struttura. Resta da verificare se la soluzione individuata consentirà di superare in modo stabile una condizione di precarietà protrattasi per mesi.