Il Fuan-Azione Universitaria ha chiesto lo sgombero del Campus Luigi Einaudi di Torino e il ritorno alle lezioni in presenza durante un incontro con la ministra dell’Università Anna Maria Bernini, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e il vicepresidente Maurizio Marrone. La delegazione studentesca ha sollecitato provvedimenti contro gli occupanti e contro i docenti accusati di sostenere la protesta.
All’incontro, organizzato a porte chiuse, hanno partecipato anche il prorettore dell’Università di Torino Gianluca Cuniberti e rappresentanti di diverse realtà studentesche. Erano presenti Riccardo Serafino, per Fuan-Azione Universitaria, Alessandro Mauceri della lista Merito, Francesco Macrì di Obiettivo studenti e Maria Calligaris del comitato Campus Libero, descritto come spontaneo e apartitico.
Le richieste degli studenti
Il movimento contesta la decisione dell’ateneo di trasferire online le lezioni a causa dell’occupazione del Campus. Secondo i rappresentanti del Fuan, la scelta penalizzerebbe migliaia di studenti e finirebbe per favorire chi si è impossessato di una struttura pubblica. La richiesta è quindi quella di restituire le aule alla comunità universitaria, interrompere la didattica a distanza e verificare eventuali responsabilità di chi avrebbe danneggiato le sedi o ostacolato il diritto allo studio.
Nel mirino sono finiti anche alcuni docenti, che il movimento accusa di spalleggiare o legittimare l’occupazione. Il Fuan ha chiesto alla ministra di accertare il loro ruolo e di adottare, se necessario, provvedimenti. La protesta viene presentata dai promotori non soltanto come una contrapposizione politica, ma come una questione legata al rispetto delle regole e al funzionamento degli spazi universitari.
La contestazione e gli scontri
Al termine dell’incontro, dopo la visita al Museo Egizio, la ministra Bernini è stata contestata da un gruppo di studenti di Cambiare rotta. I manifestanti hanno cercato di impedire la partenza dell’auto della ministra, gridando slogan contro di lei. Le forze dell’ordine sono intervenute per allontanare i ragazzi, anche con l’uso dei manganelli, e hanno proceduto all’identificazione di alcuni studenti.
Durante le operazioni la tensione è salita e una parte dei manifestanti è stata bloccata a terra. Ne sono seguiti ulteriori tafferugli tra studenti e agenti. Non vengono riferiti nel testo ulteriori dettagli sulle conseguenze degli scontri.
Bernini ha ribadito che la didattica deve tornare in presenza e che l’università non può ricorrere alle lezioni online oltre i limiti previsti dalla legge. Secondo la ministra, l’occupazione di una sede non può essere considerata un evento catastrofale e non può impedire agli altri studenti di frequentare, sostenere gli esami e laurearsi. La ministra ha aggiunto di rispettare il diritto al dissenso, distinguendolo però da comportamenti che impediscano agli altri di studiare.
Sulla vicenda è intervenuta anche la consigliera regionale di Avs Alice Ravinale, che ha annunciato per il 10 novembre un question time in Consiglio regionale sulla gestione delle residenze universitarie Edisu. Al centro dell’iniziativa ci sono i posti letto disponibili, i criteri di assegnazione e l’idoneità delle strutture, comprese quelle private realizzate con fondi del Pnrr e convenzionate con Edisu. Ravinale ha inoltre criticato la destra, accusandola di avere sfruttato politicamente l’occupazione e chiedendo chiarimenti su borse di studio, residenze e condizioni degli alloggi.