USB Livorno ha tracciato il bilancio dello sciopero generale e della giornata internazionale di lotta dei portuali che si è svolta venerdì 30 ottobre. Secondo la stima diffusa dal sindacato, alla manifestazione hanno partecipato circa 20mila persone tra lavoratori, studenti e pensionati. Il corteo ha attraversato il centro cittadino, concludendosi in piazza della Repubblica, e ha posto al centro della protesta il costo della vita, le spese militari e il traffico di armi.
La giornata è iniziata nelle prime ore del mattino con i blocchi nella zona portuale. USB riferisce che il porto di Livorno è rimasto completamente fermo, con due navi dirette alle isole rimaste in banchina e le operazioni sospese. In testa al corteo hanno sfilato i vigili del fuoco in divisa, seguiti da un servizio d’ordine formato da lavoratori portuali e operai delle fabbriche e dei piazzali della logistica.
Le richieste consegnate al prefetto
La manifestazione ha percorso il centro della città fino a piazza della Repubblica, dove si sono concentrati i partecipanti. Al prefetto, il sindacato ha consegnato una piattaforma di richieste che comprende la riduzione del prezzo dei carburanti a 1,50 euro al litro, l’azzeramento dell’Iva sui beni alimentari, lo stop ai programmi di riarmo e lo stanziamento, attraverso la legge di bilancio, di 5 miliardi per la scuola e altrettanti per la sanità. USB chiede inoltre l’introduzione per legge di un tetto per affitti e mutui.
Nel comunicato diffuso al termine della giornata, l’organizzazione critica le forze politiche sulle posizioni riguardanti la guerra e la politica internazionale, citando il sostegno all’invio di armi, i progetti di esercito europeo e quelli che definisce atteggiamenti ambigui nei confronti di Israele e Stati Uniti. USB rivendica anche il ruolo dei sindacati indipendenti nella riuscita dell’iniziativa e contesta le scelte delle organizzazioni confederali in materia di contratti e salari.
La protesta contro il traffico di armi
Un altro tema della mobilitazione è stata la giornata internazionale di lotta dei portuali, che secondo USB ha coinvolto 113 scali nel mondo. L’obiettivo dichiarato era contrastare il passaggio di armi attraverso i porti commerciali. Il sindacato ha richiamato anche un episodio recente avvenuto a Livorno, dove, secondo quanto riportato nel comunicato, sarebbe stata bloccata una nave diretta alla base militare di Sigonella con un carico di armi. La posizione dell’organizzazione è riassunta nello slogan Basta armi in un porto civile.
USB ha ringraziato il Gruppo autonomo portuali, il collettivo studentesco Scuola di Carta, Potere al Popolo ed Ex Caserma Occupata per il contributo all’organizzazione. Un riconoscimento è stato rivolto anche a Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati, per la presenza e la solidarietà espressa ai manifestanti e ai lavoratori portuali. In conclusione, il sindacato ha annunciato l’intenzione di proseguire la mobilitazione sui temi del lavoro, del costo della vita, della pace e del contrasto al traffico di armi.