Carmelo Cinturrino, l’agente di Polizia in carcere accusato di omicidio volontario per la morte del 28enne marocchino Abderrahim Mansouri a Rogoredo, ora chiede scusa. E lo fa con una lettera, affidata al suo avvocato e alla televisione. Nella missiva, l’agente esprime pentimento, chiede scusa alla famiglia della vittima e ai colleghi e sostiene di aver agito per paura.
La lettera letta in tv a Diario del Giorno
Il contenuto della lettera firmata da Carmelo Cinturrino, assistente capo della Polizia di Stato, è stato anticipato durante la trasmissione televisiva Diario del Giorno, in onda su Rete4.
L’agente si trova in carcere con l’accusa di omicidio volontario per aver ucciso il 26 gennaio 2026, nel boschetto di Rogoredo a Milano, il 28enne marocchino Abderrahim Mansouri.
La lettera, scritta interamente in stampatello e consegnata al suo legale, contiene parole di profondo pentimento:
“Vorrei scusarmi con tutti per quello che è successo. Credetemi, ho avuto paura. Prima che quel ragazzo mi colpisse, poi dopo aver sparato, delle conseguenze del mio gesto. Quel ragazzo doveva essere in prigione e non morto. Mi dispiace anche per la sua famiglia”.
Nella missiva Cinturrino sottolinea anche il proprio stato emotivo al momento dei fatti:
“Sono triste e pentito per ciò che ho fatto, ma mi sono sentito disperato”.
Sono sempre stato un servitore dello Stato”
Nel testo l’agente rivendica inoltre la propria integrità professionale, ricordando encomi e riconoscimenti ricevuti durante la carriera e l’assenza di provvedimenti disciplinari.
“Nella vita sono stato sempre onesto e servitore dello Stato, come dimostrato dagli encomi e lodi ricevute negli anni e dalla stima dei colleghi delle volanti e del commissariato di Mecenate”.
La lettera si conclude con una richiesta di perdono rivolta ai colleghi e all’intero corpo di polizia:
“Perdonatemi, pagherò per il mio errore”.
L’avvocato Porciani: “Mai preso soldi da nessuno”
Dopo la lettura del testo in trasmissione è intervenuto in collegamento anche il legale dell’indagato, Piero Porciani, che ha respinto le accuse di corruzione mosse al suo assistito. Secondo l’ipotesi investigativa, infatti, il poliziotto avrebbe percepito denaro da pusher attivi nella zona in cambio del silenzio.
“Mi ha ribadito di non aver mai preso nulla da nessuno. Anche il suo tenore di vita non era quello di un corrotto, ma di una persona che svolgeva il proprio lavoro con dedizione”, ha dichiarato l’avvocato.
Porciani ha inoltre spiegato quale sarebbe stato lo stato d’animo dell’agente durante l’episodio:
“In quel momento ha avuto paura, prima di essere colpito dal Mansouri e poi di essere colpito dalla giustizia”.
Il testo integrale della lettera
Di seguito, il testo integrale della lettera di Cinturrino.
“Vorrei scusarmi con tutti per quello che è successo. Credetemi, ho avuto paura. Prima che quel ragazzo mi colpisse, poi dopo aver sparato, delle conseguenze del mio gesto. Quel ragazzo doveva essere in prigione e non morto. Mi dispiace anche per la sua famiglia. Sono triste e pentito per ciò che ho fatto, ma mi sono sentito disperato. Mi scuso con i miei colleghi tutti, ma posso garantire che nella vita sono stato sempre onesto e servitore dello Stato, come dimostrato dagli encomi e lodi ricevute negli anni, assenza di alcun tipo di sanzione disciplinare e stima dei colleghi delle volanti, del commissariato di Mecenate e non solo. Perdonatemi, pagherò per il mio errore”.