Viterbo (VT)

Rifiuti bruciati a Grotte Santo Stefano: denunciato il responsabile

Accertamenti dell’Arma dopo una nube scura lungo strada Teverina; contestata la combustione vietata prevista dal decreto.

Una densa colonna di fumo nero, accompagnata da un odore acre, ha attirato l’attenzione dei cittadini a Grotte Santo Stefano, nel territorio comunale di Viterbo. Le segnalazioni hanno fatto scattare l’intervento dei carabinieri, chiamati a verificare l’origine del rogo e la presenza di eventuali rischi per l’ambiente e la circolazione.

I militari del Nucleo Carabinieri Forestale di Montefiascone hanno individuato rapidamente il cantiere dal quale provenivano le fiamme. Sul posto era stato accumulato direttamente sul terreno un ingente quantitativo di rifiuti speciali non pericolosi, tra cartoni, imballaggi e teli plastici di diversa natura. Il materiale, lasciato senza vigilanza, stava bruciando producendo una nube scura e pungente.

Fiamme lungo strada Teverina

Il fumo si stava propagando verso strada Teverina, con conseguenze sulla visibilità e possibili pericoli per la sicurezza dei veicoli in transito. Dopo lo spegnimento del rogo, le attività investigative hanno consentito di risalire al responsabile dell’abbruciamento. La persona è stata denunciata dai militari del Nucleo Carabinieri Forestale di Viterbo e segnalata all’autorità giudiziaria.

Nei confronti dell’indagato viene contestato il reato di combustione illecita di rifiuti, previsto dall’articolo 256 bis del decreto legislativo 152 del 2006. Per questa condotta la legge prevede la reclusione da due a cinque anni, oltre al risarcimento dell’eventuale danno ambientale. In caso di rifiuti pericolosi, la pena può arrivare fino a sei anni; qualora il delitto venga accertato in flagranza, è inoltre possibile procedere all’arresto.

I rischi per ambiente e salute

Secondo quanto evidenziato dai carabinieri, la combustione incontrollata di materiali plastici a basse temperature può liberare nell’aria sostanze nocive, tra cui idrocarburi policiclici aromatici, furani, composti organici volatili e particolato fine e ultrafine. Le particelle, comprese quelle riconducibili a PM10 e PM2.5, possono veicolare metalli pesanti.

La presenza di cloro in materiali come il PVC può favorire la formazione di diossine. Questi contaminanti possono accumularsi nei tessuti grassi, persistere nell’ambiente e inserirsi nella catena alimentare, con effetti dannosi anche nel lungo periodo. I residui della combustione depositati sul terreno possono inoltre contaminare il suolo e le falde acquifere sottostanti.

I carabinieri della linea Forestale hanno infine richiamato l’attenzione sul corretto conferimento dei rifiuti attraverso le filiere autorizzate. Eventuali condotte illecite possono essere segnalate al 112 oppure al numero di pubblica utilità ambientale 1515, per consentire interventi tempestivi a tutela dell’ambiente e della salute pubblica.