Internazionale

Rientrati a Venezia i sei attivisti italiani fermati in Cisgiordania

Il gruppo affiancava coltivatori palestinesi durante la raccolta delle olive; sedi diplomatiche hanno seguito la vicenda.

Sono rientrati in Italia i sei cittadini italiani fermati dall’esercito israeliano mentre affiancavano i contadini palestinesi impegnati nella raccolta delle olive in Cisgiordania. L’aereo con a bordo il gruppo è atterrato domenica 8 novembre alle 9.30 all’aeroporto Marco Polo di Venezia.

Tra i connazionali c’erano i bresciani Paula Jesus e Marco Cola e gli spezzini Giorgia Lombardi e Lorenzio Diofili. Il gruppo si trovava nell’area per sostenere gli agricoltori palestinesi e documentare le attività sul campo. Il fermo era avvenuto venerdì 6 novembre nei pressi del villaggio di Kafr Ni’ma, a circa 23 chilometri da Ramallah.

Il fermo durante la raccolta delle olive

L’operazione aveva coinvolto un gruppo di volontari internazionali e cittadini italiani. Secondo le informazioni diffuse dalla Farnesina, tra i connazionali c’erano quattro attivisti e due giornalisti, mentre il numero complessivo delle persone fermate sarebbe stato di 17.

Dopo il fermo, i cittadini stranieri erano stati accompagnati alla stazione di polizia di Modi’in Illit. La Farnesina aveva seguito la vicenda attraverso l’ambasciata italiana a Tel Aviv e il Consolato generale a Gerusalemme, attivatisi presso le autorità israeliane per chiedere il rilascio dei connazionali e garantire loro assistenza consolare.

Le accuse sulle condizioni di detenzione

Nella mattinata di sabato era stato avviato il percorso per il rimpatrio, con il trasferimento dei cittadini stranieri nelle strutture aeroportuali israeliane in attesa dell’espulsione. Il rientro si è concluso con l’arrivo a Venezia, dove i sei italiani sono atterrati intorno alle 9.30.

Marco Cola ha riferito che il gruppo sarebbe stato perquisito, interrogato, sottoposto a scansione e spogliato, senza la possibilità di parlare con un avvocato. Secondo il suo racconto, durante la prima notte sarebbero mancati acqua, cibo e carta igienica. Cola ha inoltre dichiarato di avere bolle su tutto il corpo.

L’attivista ha aggiunto che le donne del gruppo italiano non sarebbero state picchiate, mentre i proprietari palestinesi dei terreni sarebbero stati aggrediti. Le dichiarazioni, riportate dall’Ansa, descrivono le condizioni denunciate durante il fermo e si inseriscono nella vicenda seguita dalle autorità diplomatiche italiane.