Quindici anni di carcere sono stati inflitti dal giudice Scarpa al giovane ritenuto responsabile dello stupro avvenuto a San Damaso, nel territorio di Modena. La vittima, una donna di 55 anni, ha assistito all’udienza e ha accolto la decisione del tribunale con commozione, pur sottolineando che le conseguenze dell’aggressione continueranno a pesare a lungo sulla sua vita.
Il procedimento si è svolto con rito abbreviato. La procura, rappresentata dalla pm Ilaria Corbelli, aveva chiesto una pena di 14 anni e otto mesi, già ridotta rispetto alla richiesta iniziale per effetto del rito. Le accuse contestate al giovane, che all’epoca dei fatti non aveva ancora compiuto 19 anni ed era incensurato, erano di violenza sessuale aggravata, lesioni aggravate e rapina.
Le accuse e l’aggressione a San Damaso
L’imputato è stato ritenuto responsabile anche di altri due tentativi di violenza sessuale: il primo avvenuto il 12 febbraio a Castelfranco e il secondo il 23 maggio nella zona dei laghetti di Sant’Anna. L’episodio più grave si è verificato il 19 agosto dello scorso anno, quando la donna sarebbe stata aggredita alle spalle, vicino ai cespugli del parco Vivi Natura.
Dopo la violenza, il giovane avrebbe tentato di strangolare la vittima con una corda. La donna riuscì a salvarsi e a fornire agli investigatori della Squadra mobile una descrizione dettagliata dell’aggressore. Gli elementi raccolti permisero agli investigatori, coordinati da Mario Paternoster, di individuare il 19enne, che frequentava abitualmente quella zona ma appariva insospettabile.
Nel corso dell’incidente probatorio, la consulente della procura Matilde Forghieri aveva ritenuto il giovane pienamente capace di intendere. Nel procedimento si sono costituite parti civili anche altre due donne, considerate vittime dei precedenti tentativi. La difesa di una di loro, rappresentata dall’avvocata Valentina Schenetti, ha definito la sentenza un riconoscimento della gravità dei fatti e delle responsabilità accertate.
Il trauma della vittima
La donna ha spiegato di essere ancora seguita da un professionista sul piano psicologico e di non sapere se riuscirà a tornare alla normalità. Ha definito la condanna un motivo di sollievo, soprattutto perché il giovane, per un lungo periodo, non potrà fare del male ad altre persone. Secondo la vittima, tuttavia, sarebbe stato necessario contestare anche il tentato omicidio, alla luce del tentativo di strangolamento successivo alla violenza.
Le altre parti civili hanno espresso soddisfazione per il lavoro della procura e per l’attenzione riservata al caso durante il procedimento. I loro legali hanno però evidenziato che il percorso di chi ha subito queste aggressioni sarà molto più lungo rispetto a quello giudiziario concluso con la condanna.