La Corte d’Appello ha condannato a 14 anni e 8 mesi Fabio Picciolo, 60 anni, per l’omicidio dell’ex compagna Ursula Turri, 49 anni. La donna era stata trovata senza vita nella sua abitazione di Barga, nel 2019. In primo grado l’uomo era stato assolto dall’accusa di omicidio volontario.
La decisione d’appello ribalta quindi il verdetto emesso a febbraio 2024. La difesa di Picciolo ha già annunciato il ricorso in Cassazione, rendendo ancora non definitiva la condanna. Sarà dunque la Suprema Corte a dover esaminare gli eventuali motivi di impugnazione e a stabilire se la vicenda giudiziaria potrà considerarsi conclusa.
Il nuovo processo in appello
Il procedimento è arrivato in secondo grado dopo il ricorso presentato dalla Procura e dall’avvocato Paolo Mei, legale di parte civile. Nel giugno 2025 la Corte d’Appello aveva disposto che il processo fosse rifatto da capo, con la nuova audizione dei principali testimoni già ascoltati e l’esame di altri quattro testimoni.
Nel corso del nuovo dibattimento sono stati inoltre sentiti i periti informatici che hanno analizzato tabulati telefonici, cellulari e celle. Gli accertamenti tecnologici sono stati acquisiti nel quadro degli elementi esaminati dalla Corte per ricostruire i rapporti e gli spostamenti collegati alla morte della donna.
Le somme ai familiari
La sentenza prevede anche il pagamento di una provvisionale in favore dei familiari di Ursula Turri. Al padre sono stati riconosciuti 80mila euro, alla figlia 100mila euro e al fratello 30mila euro. La quantificazione definitiva del danno è stata rimessa al giudice civile.
A carico di Picciolo è stato disposto anche il pagamento delle spese legali relative a entrambi i gradi di giudizio. Secondo la ricostruzione accusatoria, la donna sarebbe stata soffocata con un cuscino. L’ipotesi dovrà ora essere valutata nel giudizio di legittimità, mentre la difesa attende il ricorso in Cassazione per contestare la condanna.